Imperia – Sono 43 le richieste di bonus assunzionale per contratti a tempo indeterminato presentate dalle imprese della provincia di Imperia nella nona edizione del Patto per il Lavoro nel Turismo 2026. A queste si aggiungono 593 assunzioni a tempo determinato. I dati di Filse, in linea con lo scorso anno, confermano un crescente interesse nel Ponente verso questa misura messa a punto dalla Regione per sostenere l’occupazione stabile anche nel settore ricettivo, alberghiero e della ristorazione.Una misura che, per la Cisl, può innescare un effetto domino positivo sul territorio. In termini di stabilità e ricchezza, ma anche di recupero di territori a rischio abbandono. Dove può tornare a esserci lavoro “di qualità”. Quest’anno in tutta la Liguria le domande presentate sono state 585, per un totale di 2.425 contratti richiesti. Di questi, 229 a tempo indeterminato. Dal 2023 ad oggi in provincia di Imperia in particolare sono state 187 le richieste di bonus per assunzioni a tempo indeterminato. Il numero più alto l’anno scorso, nel 2025, con 66 richieste. Nel 2023 erano state 52 mentre nel 2024 se ne sono contate 26. Sono 6 i milioni di euro messi a disposizione per questa edizione del Patto. Il sistema è semplice: vengono riconosciuti contributi economici a imprese del settore turistico, dagli alberghi alle agenzie di viaggio passando per stabilimenti balnerari e ristoranti, che assumono personale con contratti stabili, dal primo febbraio 2026. Per ogni assunzione a tempo indeterminato è previsto un contributo che può arrivare fino a 8 mila euro. «I bonus assunzionali – spiega l’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi – sono una misura che viene sempre più apprezzata dalle imprese che scelgono di offrire ai propri lavoratori contratti più stabili. Abbiamo favorito la corsia preferenziale per i contratti a tempo indeterminato ed è stato introdotto un sistema di premialità per i comportamenti più virtuosi: un meccanismo di maggiorazioni del 15% sull’importo base del bonus riconosciuto alle imprese che fanno di più per i propri lavoratori». A fare “punteggio” il fatto che le imprese abbiano sottoscritto accordi sindacali aziendali o territoriali per una migliore organizzazione del lavoro, oppure assumano lavoratori con disabilità oltre gli obblighi di legge. Premiate anche le «imprese che inseriscono dipendenti in percorsi di politica attiva, come il programma Gol o il Supporto per la formazione e il lavoro. Oppure – aggiunge Lombardi – titolari di marchi di qualità regionali, espressione di un impegno complessivo verso standard elevati». Serve un lavoro di qualità per un turismo che «porti ricchezza ai territori» rimarca il segretario generale Fisascat Cisl della Liguria Massimiliano Scialanca. La provincia di Imperia, che vede il suo tessuto economico e sociale oggi imperniato sull’accoglienza dei visitatori, deve puntare alla destagionalizzazione sia sul mare sia nell’entroterra per andare di pari passo alla stabilizzazione dei lavoratori. «I numeri delle presenze confermano che il turismo è ormai un pilastro dell’economia ligure e nel territorio imperiese. Ma dietro le statistiche ci sono le condizioni di chi ogni giorno tiene aperti alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari, servizi commerciali con difficoltà a trovare personale qualificato perché il settore viene percepito come poco stabile». La “stagionalità” del turismo, con contratti stagionali e precari, ha tolto appeal al settore. «Il Patto per il lavoro nel Turismo va in questa direzione: incentiva le assunzioni, sostiene la stabilizzazione dei rapporti, premia le aziende che allungano la stagione e investono sulle competenze. È uno strumento concreto per combattere il turnover continuo e dare prospettive alle lavoratrici e ai lavoratori, soprattutto giovani. Il Patto è importante anche perché mette attorno allo stesso tavolo Regione, parti sociali e imprese: è lì che si possono programmare fabbisogni, collegare gli incentivi alla formazione, governare l’impatto dei nuovi modelli di ospitalità, pensiamo agli affitti brevi, tutelando l’occupazione e il tessuto commerciale dei centri storici». In Liguria ogni posto di lavoro stabile nel settore si traduce in «servizi migliori per turisti ma anche per residenti, negozi che restano aperti tutto l’anno, paesi dell’entroterra che non si spopolano. Il turismo ligure ha dimostrato di saper crescere: ora deve diventare laboratorio di un nuovo modello, dove la competitività non si gioca sul ribasso dei salari ma sulla professionalità, sulla continuità dei rapporti di lavoro e sulla qualità dell’accoglienza».