Imperia – Acqua sempre più salata per floricoltori e agricoltori del Ponente, che nei prossimi mesi oltre a doversi difendere dalla siccità estiva, aumentando le irrigazioni, dovranno fare i conti con gli aumenti in bolletta. A sollevare il caso è la presidente di Cia, Confederazione italiana agricoltori di Imperia Mariangela Cattaneo, a seguito della consegna ad alcuni associati delle bollette con tariffe base da 0,82 euro al metro cubo, per chi consuma sino a mille metri cubi. Tariffa più alta del 28% rispetto agli 0,64 euro concordati nel 2024. «Avevamo preso un accordo - afferma Cattaneo - secondo il quale prima dell’entrata in vigore di nuove tariffe dovevamo essere consultati come associazione di categoria, insieme a Coldiretti, per verificare la congruità degli aumenti». Le tabelle, con la tariffa 2025 oggi applicata in bolletta, sono state pubblicate alla fine dello scorso anno. La voce “servizio acquedotto” per gli agricoltori professionali è salita sia come tariffa base da 0,64 a 0,82 e da 1,15 a 1,48 euro per la prima eccedenza, da 1.000 a 20 mila metri cubi. «Era stato detto che potevano esserci aumenti periodici, ma non immaginavamo da subito - dice Cattaneo. Abbiamo avuto un incontro a inizio anno con l’Ato idrico dove abbiamo esposto la nostra preoccupazione per la tariffa della seconda fascia», che poi è quella che riguarda molte imprese strutturate della provincia, «e proponevamo di spalmare gli aumenti su altre, come già fatto in passato». Risultato? «Ci avrebbero fatto sapere». Rivieracqua, dal canto suo, ricorda tramite un portavoce che non stabilisce le tariffe e il piano di aumenti. È compito dell’Ato idrico sulla base di quanto stabilito da Arera in virtù del piano di investimenti per rete e qualità del servizio. Lo schema regolatorio è stato approvato da Arera l’11 luglio 2025. Gli agricoltori non pagano fognatura e depurazione. «L’anomalia è che viene fornita acqua potabile, che peraltro è clorata - dice il direttore di Cia Riccardo Giordano - e con maggiori costi. Paghiamo aumenti per gli investimenti che non vengono effettuati sulla rete irrigua». Il rincaro è dell’ordine di quasi il 30% rispetto alla cifra concordata nel 2024, a seguito di una dura presa di posizione degli agricoltori. A fine 2023 avevano fatto scattare l’azione legale: la rivendicazione era di togliere le voci di spesa non dovute (fognatura e depurazione) e ridurre a 1-1,10 euro al massimo le tariffe per le aziende. Coinvolte circa 500-600 imprese a volumetria alta e 241 a volumetria altissima secondo un calcolo dell’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Piana, che aveva partecipato al tavolo contribuendo a far raggiungere l’accordo. Considerato disatteso dall’associazione che tutela gli interessi degli agricoltori