La nuova diga foranea, il completamento del Terzo Valico e la sfida della transizione ecologica stanno proiettando il porto di Genova verso una trasformazione storica. In questa intervista, il presidente di Assagenti Gianluca Croce analizza l'impatto di queste grandi opere dal punto di vista degli agenti marittimi, sottolineando come la competitività dello scalo non si giochi più soltanto sulle banchine, ma lungo l'intera catena logistica e terrestre. Tra i rischi di normative europee penalizzanti (come l'ETS) e la necessità di un'interoperabilità digitale sempre più spinta, emerge il ritratto di uno scalo che vuole governare il cambiamento, investendo con decisione anche sulla formazione dei giovani talenti in sinergia con l'Università e l'Accademia della Marina Mercantile. Presidente, parliamo dell'opera regina per il futuro dello scalo: la Nuova Diga Foranea di Genova. Dal punto di vista degli agenti marittimi e delle compagnie che rappresentate, in che modo questa infrastruttura cambierà davvero le regole del gioco nel Mediterraneo e quali nuove fette di mercato permetterà di aggredire una volta completata? “Questa domanda richiede necessariamente una risposta articolata. In termini generali, e non è cosa da poco, si può affermare, già solo per il suo impatto ingegneristico e operativo, che la nuova diga torna a collocare Genova a pieno diritto nel novero delle grandi capitali dello shipping. E ciò incide in modo determinante anche nel rapporto fra porto e città, in quanto la nuova diga con lo spostamento a mare di importanti attività di movimentazione delle merci, indubbiamente sortirà l’effetto indotto di guadagnare importanti spazi, metri quadri che saranno a disposizione della città. Ma i traffici non sono mai una dote acquisita: sono un patrimonio di lavoro e di professionalità che va difeso e al tempo stesso la base sulla quale costruire una crescita ricordando che le scelte degli armatori dipendono dal mercato, dall’efficienza e dalla competitività. In altre parole la nuova diga è un elemento di svolta sul quale costruire, e ribadisco, costruire il futuro”. L'estensione della tassa ETS rischia di favorire i porti del Nord Africa, ma Genova deve guardarsi anche dalla storica concorrenza dei porti del Northern Range (Anversa, Rotterdam, Amburgo). Ritiene che i costi legati alle nuove normative ambientali europee rischino di vanificare gli sforzi di recupero di competitività che lo scalo genovese sta portando avanti sul lato terra? “Sulle politiche di sostenibilità, tutti, ma in primis gli armatori, devono essere e in effetti sono molto vigilanti e attenti. In passato dietro norme apparentemente “ecumeniche” si sono celate, proprio in Unione europea, precise scelte distorsive del mercato che hanno penalizzato direttamente la portualità italiana. Questo non può e non deve più accadere. Come agenti siamo impegnati a fornire la massima assistenza agli armatori che rappresentiamo”. Il "collo di bottiglia" di Genova è storicamente l'accessibilità terrestre. Con il Terzo Valico ferroviario e il nodo ferroviario di Genova che si avvicinano al completamento, l'efficienza dello scalo si sposterà inevitabilmente sulla capacità della merce di uscire rapidamente dal porto. Le infrastrutture di ultimo miglio e i retroporti sono pronti a questo cambio di passo quantitativo e qualitativo? “La chiave di lettura per il futuro è l’approccio sistemico. Sono ormai lontani i tempi in cui la competitività ed efficienza si determinava essenzialmente sulle banchine. Oggi è l’intero sistema logistico che richiede un approccio sinergico e una capacità di leggere i flussi abbinando la competitività dei terminal, con quella dei collegamenti ferroviari e autostradali, e facendo dell’efficienza complessiva anche delle aree retroportuali il vero elemento discriminante sul mercato”. Sul fronte della transizione ecologica e dei nuovi carburanti green, le specificità geografiche e di spazio del porto di Genova (stretto tra la città e il mare) rappresentano una sfida complessa. Come si stanno muovendo lo scalo e la Capitaneria per garantire la sicurezza e la fattibilità delle future operazioni di bunkering di Gnl, metanolo o ammoniaca all'interno del bacino genovese? “Questo è un tema che vede impegnati sulla linea del fronte gli armatori. Per parte nostra possiamo rispondere come cittadini, ovviamente interessati a una convivenza anche ecologicamente compatibile, fra attività portuali, qualità dell’aria che si respira a Genova e più in generale standard di sicurezza. Sempre ricordando che il porto è e resta il vero motore economico e sociale della città”. La digitalizzazione sotto la Lanterna: Genova ha spesso fatto da laboratorio per nuove soluzioni di interconnessione tra gli attori della filiera (dogane, terminalisti, agenti, trasportatori). Quali sono i nodi informatici o burocratici che ancora oggi rallentano il lavoro quotidiano delle agenzie marittime genovesi sulle banchine dello scalo? “Il nostro impegno nella società Hub Telematica, che ha di fatto implementato e gestito il PCS nel porto di Genova negli ultimi vent’anni, è ormai costante e sempre più coinvolgente. Da anni abbiamo maturato la consapevolezza che la digitalizzazione (anche nell’ottica di una interoperabilità fra i vari sistemi) debba essere, specie dalla nostra categoria, gestita e non subita per diventare un valore aggiunto e un fattore di competitività ed efficienza del porto nel quale e per il quale lavoriamo. E su questo fronte siamo disposti da sempre a collaborare con le altre categorie dell’imprenditoria portuale e marittima”. Genova vanta una tradizione unica nella formazione marittima ed economica, ma il cluster dello shipping genovese fatica sempre di più a trovare e attrarre giovani talenti disposti a intraprendere la professione di raccomandatario o operativo di agenzia. Come sta lavorando Assagenti sul territorio per colmare questo gap generazionale e formativo? “Molti, specie quelli che sono i decani della nostra categoria, giustamente ricordano i corsi Papagno come un pilastro e un fattore di innovazione quasi preveggente della formazione, quale fattore chiave anche per attirare nuove generazioni e nuove risorse nella nostra professione. In questi anni Assagenti ha compiuto ulteriori salti di qualità proponendo una vera e propria evoluzione non solo tecnologica della figura dell’agente marittimo, in quanto collettore di professionalità diverse e diversificate. E in questo ambito si colloca anche la crescente collaborazione con l’Accademia della Marina Mercantile. Particolarmente proficua la collaborazione con il Dipartimento di Unige, e in particolare con il corso di laurea Economia e Management Marittimo e Portuale. Il Job Center di Assagenti svolge la preselezione per le nostre aziende associate presso la nostra segreteria e due career day (uno con Unige e l’altro con il Blue Skills Village) sono partecipati da Assagenti ogni anno”.