Il problema è che la sinistra ha smesso di essere ascoltata dalle imprese. E non perché queste si siano improvvisamente spostate a destra, ma perché non ricevono risposte convincenti su ciò che considerano prioritario. Il risultato è una dinamica politica peculiare: una destra che governa beneficiando delle politiche europee e, al tempo stesso, costruisce consenso criticandone gli effetti più impopolariC’è uno spazio di manovra per il governo che l’opposizione si ostina a non vedere: Giorgia Meloni può permettersi di criticare con veemenza l’Unione europea senza apparire una leader di governo antisistema perché, in questo momento, è il principale punto di riferimento del mondo produttivo. Un tempo il centrosinistra di Letta, Renzi e Gentiloni rappresentava la voce affidabile ed europeista, oltre che riformista, per il mondo delle aziende. Poi le sirene del populismo hanno cantato anche nel camPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Lorenzo CastellanipolitologoLecturer presso la LUISS School of Government e docente di storia delle istituzioni politiche presso la LUISS Guido Carli. I suoi ultimi libri sono L’ingranaggio del potere e Sotto scacco.
Meloni “europeista” negli spazi lasciati aperti a sinistra
Il problema è che la sinistra ha smesso di essere ascoltata dalle imprese. E non perché queste si siano improvvisamente spostate a destra, ma perché non ricevono risposte convincenti su ciò che considerano prioritario. Il risultato è una dinamica politica peculiare: una destra che governa beneficiando delle politiche europee e, al tempo stesso, costruisce consenso criticandone gli effetti più impopolari













