Vado Ligure – Ci sono storie che fanno giri immensi e poi ritornano, a volte a bordo di un cinquantino a miscela. Mettetevi comodi, perché se pensate che la burocrazia o la sfortuna abbiano sempre l'ultima parola, la storia di Antonio Smiglio vi farà ricredere. Una favola moderna e nostalgica che unisce la Riviera ligure degli anni '80 alla provincia torinese dei giorni nostri, passando per un epico "tuffo al cuore" transgenerazionale.
Antonio Smiglio e il suo Garelli riconsegnato
Per capire l'incredibile vicenda del motorino Garelli riconsegnato dai carabinieri a Smiglio dopo 42 anni bisogna resettare il calendario e tornare al 1984. Antonio ha 16 anni, vive a Vado, lavoricchia nei bar, gioca nella squadra di calcio del vicino Comune di Quiliano. Con fatica, come tutti i teenager dell'epoca, corona il sogno della libertà e riesce a comprarsi quel Garelli Vip 50, nero. Antonio se lo è sudato quel motorino, mettendo insieme le paghette e un aiutino della mamma. È il mezzo perfetto per conquistare la libertà di andare, venire e spostarsi senza dover chiedere aiuto a nessuno. Poi, il dramma: pochi giorni prima del Natale Antonio Smiglio va un giorno al campo per il solito allenamento. Parcheggia il suo Garelli, lo assicura con catena e lucchetto d'ordinanza, ed entra negli spogliatoi. Al fischio finale, la doccia fredda, anzi gelida: il Garelli è sparito. “Ricordo che piansi per giorni, ero disperato – racconta oggi Antonio Smiglio – Non potete immaginare come mi ero sentito”. Segue regolare denuncia, ma in quell’epoca non esistevano telecamere, le indagini erano molto più difficili di oggi, un furto restava sovente senza colpevoli. "Ci avevo messo una pietra sopra quasi subito. Passata la disperazione, mi ero rassegnato”.











