Fabio Capello si prepara a compiere 80 anni e, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ripercorre la sua vita partendo dalle radici: Pieris, il paese in provincia di Gorizia dove è nato il 18 giugno 1946. Un borgo di mille abitanti, ricorda l’ex calciatore e allenatore, capace però di dare quattro giocatori alla Nazionale: oltre a lui, Blason, Mazzero e lo zio Mario Tortul.
Capello rivendica con orgoglio la sua identità friulana, anzi bisiaca. “È una piccola parte del Friuli, in provincia di Gorizia, fra l’Isonzo e il Timavo”, racconta, richiamando quella terra di confine che ha segnato profondamente la sua storia personale e familiare. Nel suo racconto entrano anche le foibe, la memoria del dopoguerra, il confine vicino e un anticomunismo dichiarato, maturato proprio in quella realtà attraversata dalle tensioni della storia.
Il ricordo delle foibe e il confine vicino
Nell’intervista, Capello ricorda come nella sua zona le vicende del confine orientale fossero parte della memoria quotidiana. Racconta di compagni di scuola ai quali il padre era stato portato via e infoibato, sottolineando come per anni di quelle storie si sia parlato poco. “Erano storie che noi sapevamo, storie di confine”, afferma.









