Il quotidiano di Travaglio lancia il suo giornalista Barbacetto per la sfida del 2027. Esperto di processi, lo sostengono grillini e centri sociali, mentre il Pd andrà su Calabresi, ma c'è anche Majorinodi Pietro Senaldidomenica 14 giugno 20264' di lettura«Leggo sul Fatto Quotidiano che in tanti mi chiedono di candidarmi sindaco di Milano», commenta divertito Gianni Barbacetto. Per chi non abiti dentro la terza cerchia dei Navigli, e quindi plausibilmente non sa chi sia, occorre specificare che il lato curioso della vicenda è che Barbacetto è un giornalista in forza al Fatto Quotidiano. La voce in realtà correva da tempo, da quando si è visto il cronista meneghino, proverbiale per la sua pigrizia, o comunque per il piacere del godersi la vita, presenziare a serate ed appuntamenti in serie che altrimenti non avrebbe neppure preso in considerazione.
Certo, il pretesto dell’inedito attivismo è presentare il suo libro, un buon successo da oltre seimila copie malgrado il respiro locale, “Contro Milano.Ascesa e caduta di un modello sociale”, editore Paper First. In sostanza, un atto d’accusa a Beppe Sala, il sindaco della sinistra che tre quarti della sinistra ha ripudiato da tempo e vorrebbe sostituire con qualcuno che ne cancelli ogni traccia e ricordo. Però, promozione su promozione, la suggestione è diventata un pensiero ricorrente, il pensiero è diventato tentazione, la tentazione è diventata godimento. E il godimento Barbacetto lo vuole prolungare: «Andiamo in vacanza e poi vediamo», dice non smentendo e non smentendosi, perché lui sente aria di Ferragosto già due mesi prima; viaggia con il calendario delle scuole medie...In effetti di fan cittadini il giornalista ne ha. Poiché è del Fatto, naturalmente lo sponsorizzano i grillini. Ma anche i centri sociali, gli ambientalisti, alcuni circoli cittadini sedicenti culturali. E poi quelli di Alleanza Verdi e Sinistra hanno già fatto sapere che se il Pd andrà su Mario Calabresi, l’ex direttore di Stampa e Repubblica, figlio del commissario Luigi, assassinato da Lotta Continua, e perciò ritenuto troppo di destra, loro candideranno Barbacetto. Gianni però la vede un po’ diversamente. Lui non ha nulla contro Calabresi, che ritiene una brava persona, con soprattutto il grande merito di «non aver alcun coinvolgimento né responsabilità» nell’attuale, vituperatissimo, sistema Milano. Poi certo, ognuno valuterà la candidatura.Ma mentre il nome di Calabresi, il cui problema non sono gli elettori ma i partiti del campo largo, ciascuno dei quali avanza una propria proposta, è talmente forte da poter reggere l’urto di una candidatura di Barbacetto, non lo è quello di Pierfrancesco Majorino. Il duro e puro dem, sconfitto da Attilio Fontana alle ultime Regionali lombarde, vuole fare il sindaco da almeno undici anni.Punta a farsi incoronare dalle primarie del campo largo, dove Calabresi non correrebbe perché rischierebbe di perderle. La sua discesa in campo è nel segno della discontinuità con l’amministrazione Sala.












