«Nessuna discesa in campo. Sto facendo qualcosa che mi vibra dentro, voglio dare il mio contributo a Milano». Un imprenditore che si butta in politica. La storia sembra subito un déja-vù ma Antonio Civita, 55 anni, proprietario e manager insieme alla moglie Elena Riva della catena Panino Giusto, presidente della squadra di serie A maschile e femminile Milano Padel, giura e spergiura che riuscirà a tenere insieme le due dimensioni senza forzature. Intanto, però, ha già messo nel mirino le prossime amministrative del capoluogo lombardo. Sognando la benedizione del centrodestra. «Non ho ancora lanciato una candidatura, ho dato una disponibilità -racconta -. Milano mi ha dato tutto e oggi sento il bisogno di restituire qualcosa. Ho lanciato l’associazione “Milano tu” che vuole fare ascolto vero, costruire tavoli di lavoro con competenze diverse e arrivare a soluzioni concrete». Dica la verità: al referendum ha votato No per far scendere le quotazioni di un candidato politico come Lupi…«Io sono uno di quelli che ha votato Sì con convinzione perché è mia abitudine cambiare le cose che non funzionano. Dopodiché ho incontrato diversi esponenti, sia a livello nazionale sia milanese. Con Giorgia Meloni non ci siamo visti di persona ma ci siamo scambiati messaggi. Il “tavolo Milano” oggi non è ancora centrale, ma lo diventerà». Sempre stato di centrodestra?«Mi definisco un liberale moderato anche se il mio primo voto, in piena Tangentopoli l’ho dato alla lista Pannella. Ero arrabbiato e sconcertato. Credo in una politica che unisce. Milano ha avuto esempi importanti come Gabriele Albertini, dove contavano i contenuti. Anche oggi, con Giuseppe Sala, si vede come la città non sia sempre allineata agli schemi nazionali». Eppure a Sala ha già rifilato varie stilettate…«Milano sta vivendo una trasformazione pericolosa. Il rischio è che essere una metropoli significhi avere una qualità della vita più bassa. Il ceto medio e i giovani non riescono più a viverci: circa 40 mila persone all’anno se ne vanno. Così si perde l’identità stessa della città». Lei cosa farebbe?«Ho tre priorità: welfare urbano, cioè permettere alle persone di vivere qui; il tema della casa, ormai fuori portata; e gli stipendi, non allineati al costo della vita. Sono problemi evidenti, ma non affrontati davvero». Molte di queste dinamiche superano i confini cittadini…«Non c’è dubbio, ma io sono convinto che si debba e si possa fare di più anche a livello comunale. Come logo della nostra associazione abbiamo scelto un elefante bianco. Dopo 27 anni a Milano vedo un’involuzione e faccio fatica ad accettarla». Si stava meglio quando c’erano i paninari?«I paninari erano firmati dalla testa ai piedi, e mi facevano incavolare perché da ragazzino, con lo stipendio che girava in casa, se avessi chiesto le scarpe da duecentomila lire, mio padre me le avrebbe lanciate dietro con la fionda. Oggi si parla tanto dei “maranza”, che distinguerei dal fenomeno inaccettabile delle baby gang. Ecco io credo che i “maranza” siano figli di famiglie che stanno cercando spazio in una città che per farti entrare ti chiede se sei in lista, come nei privé dei club. Al netto dei reati, che sono di responsabilità individuale, sono ragazzi come tutti gli altri che non andrebbero guardati con sufficienza ma offrendo loro opportunità di realizzazione». È vero che è andato a vedere con i suoi occhi il boschetto di Rogoredo?«Ci sono andato una sera con mia figlia di 17 anni, che aveva letto un libro di Simone Feder, lo psicologo che da anni aiuta i tossicodipendenti. Ho visto ragazzi fragilissimi, impauriti dalla loro stessa ombra, e persone straordinarie che li aiutano ogni giorno andando a cercarli con una bottiglietta d’acqua o qualcosa da mangiare. È stata un’esperienza forte». Lei è milanesissimo, però in realtà è nato a Roma…«Quartiere Massimina, oltre il Grande raccordo anulare. Famiglia semplice: papà professore, mamma casalinga, quattro figli. A 18 anni dopo il diploma ho aperto una piccola azienda nel settore elettrico. Con tanto impegno, dedizione e fortuna l’impresa è cresciuta. A 27 ho conosciuto la mia futura moglie che studiava in Bocconi, ed è stato il primo grande cambiamento della mia vita. Ho subito percepito che se vuoi fare le cose ordinate e avere intorno a te il tessuto che ti permette di farle Milano è il posto perfetto». Poi sono arrivati Panino Giusto, un’accademia di cucina, l’unione dei brand della ristorazione italiana, le squadre di padel, progetti in campo sociale. Non si ferma mai? «Quando sono entrato a Panino Giusto c’erano quattro locali, oggi siamo arrivati a quaranta compresi alcuni punti vendita all’estero. Abbiamo circa 400 collaboratori e due milioni di clienti l’anno. Il Covid ci ha insegnato che dalle crisi si esce solamente insieme». La sua giornata tipo?«Sveglia alle 6, un’ora di passeggiata al parco con il cane, poi ufficio e appuntamenti. Cinque giorni alla settimana, però, gioco un’ora e mezza a padel. Nel fine settimana amo andare a Gressoney e in generale camminare. L’anno scorso ho fatto il cammino della Peuceta fra Basilicata e Puglia con i miei fratelli, 170 chilometri in una settimana. Quest’estate ne farò un altro in Sardegna». Da sinistra l’hanno subito criticata: parla di città fuori portata dei giovani e poi mangiare un panino da lui costa venti euro?«Non è vero, abbiamo anche panini a sette euro. Dopodiché qualità e servizio hanno un prezzo. Noi facciamo servizio al tavolo in un ambiente che è più simile al fine dining. Per ogni panino lavorano tre persone. Facciamo tutto espresso, con ingredienti freschissimi». Come nasce un vostro sandwich?«Ci vogliono sei mesi di studio. Partiamo dalla parte cromatica, perché il prodotto deve essere bello, poi valutiamo gli abbinamenti chimici, e la capacità di riprodurlo ovunque con gli stessi standard». Quali dei vostri panini servirebbe a Beppe Sala?«Un Tra i due con bresaola e fiore di zucca: buone intenzioni, risultati alterni». Al vice-premier milanese Matteo Salvini?«Il Tartufo con prosciutto di Parma e olio evo al tartufo bianco: o piace o non piace». A Elly Schlein?«Per lei il Country con robiola e zest di limone: non facile da capire». Chiudiamo con la premier Giorgia Meloni…«Sicuramente il Diplomatico con praga e salsa rosa: si muove con attenzione».
Antonio Civita: “Panino Giusto, il padel e ora la candidatura a sindaco. Questa Milano fa scappare i giovani”
Il manager pronto a candidarsi a sindaco confida nell’appoggio del centrodestra: «Scambio messaggi con Meloni»







