Diffamazione e traffico di influenze: l’ex presidente UEFA accusa il numero uno FIFA di aver ostruito la sua ascesa ai vertici del calcio mondiale nel 2015. Tutti i retroscena dello scontro
A pochi giorni dal Mondiale 2026, Michel Platini è tornato al punto di origine della sua caduta accusando direttamente Gianni Infantino. Per la prima volta, l’ex presidente UEFA individua nell’attuale vertice della FIFA il fulcro di una manovra che, a suo dire, lo ha eliminato dalla corsa al potere nel calcio mondiale per il post-Blatter.
Lunedì 8 giugno la leggenda del calcio francese ha incaricato i suoi avvocati di depositare a Parigi una denuncia nei confronti dell’attuale presidente della FIFA Gianni Infantino e di altri cinque funzionari svizzeri legati al mondo del calcio e alla procura elvetica: “A 70 anni sono vecchio per tornare nel mondo del calcio, ma lotterò sempre contro chi mi ha fatto del male”, ha dichiarato Platini. Il cuore dell’azione legale è politico prima ancora che giudiziario: Platini sostiene che l’inchiesta che lo travolse nel 2015 non fu un incidente, ma un’operazione costruita per bloccare la sua elezione alla guida della FIFA.
Le accuse di diffamazione e traffico di influenze puntano a dimostrare che le indagini sul suo conto furono alimentate e indirizzate per delegittimarlo. In altre parole: non solo un procedimento, ma uno strumento. Secondo questa ricostruzione, la sua uscita di scena avrebbe aperto uno spazio che fu poi occupato proprio da Infantino nel 2016.












