Pubblicato il: 14/06/2026 – 7:00
La sera del 13 febbraio 1975 Tullio De Micheli sta tornando a casa. Ha lasciato la sua fonderia di Mornago, diciassette operai, conti da far quadrare, la vita ordinaria di un piccolo imprenditore del Varesotto. A Comerio lo aspettano per una cena in famiglia, un compleanno da festeggiare. Non arriverà mai.Sulla salita tra Oltrona al Lago e Comerio la sua Peugeot 200 viene ritrovata poco dopo le 19 con la portiera aperta e un finestrino infranto. Qualcuno gli ha sbarrato la strada. Bastano pochi istanti: un vetro colpito, l’uomo trascinato via, il buio. Ha 61 anni. Di lui, da questo momento, resta soltanto un’assenza.Non è la prima volta che qualcuno lo prende di mira. Un anno prima aveva denunciato un tentativo di sequestro indicando anche un sospetto, un ex operaio dal carattere violento. Un segnale non colto fino in fondo.In questi anni la provincia di Varese sta diventando un epicentro della stagione dei sequestri di persona. È un’Italia in cui basta essere imprenditori, commercianti, figli di famiglie considerate solide per finire nel mirino.Alla famiglia De Micheli arrivano tre telefonate. Tre miliardi di lire la richiesta. Una cifra enorme rispetto alle reali dimensioni dell’azienda. I giornali, intanto, lo trasformano in un grande industriale, amplificando un’immagine che non corrisponde alla realtà. I sequestratori chiamano da una cabina di Varese. Poi, il 25 febbraio, dopo la richiesta di una prova che sia ancora vivo, cala il silenzio. Un silenzio che non si interromperà più.







