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San Giovanni, 1987: bancarella di lavanda sotto i portici (fondo Bacchi, Malatestiana)

‘Dolce è l’albana, fresca è la locanda/ e cortese e devota è la padrona/ E c’è di là un odor d’erba limona/ E c’è di qua il sentor della lavanda/. Versi da ‘Poesie scritte col lapis’, di Marino Moretti, poeta e scrittore di Cesenatico del Novecento: che raccontano l’uso consueto nelle nostre campagne delle erbe di campo e officinali. E se l’erba limona si chiama così perché la pianta strofinata tra le mani esala un odore aromatico simile a quello del limone, alla stesso modo nel nome del lavanda c’è il suo perchè. Lavanda viene dal latino ’lavandula’ (che è anche il cognome scientifico della specie di queste piante): perché destinata a profumare l’acqua per lavarsi. Sin dall’antichità. E non a caso la lavanda è uno dei simboli della tradizionale fiera di San Giovanni Battista, patrono di Cesena (e di altre città e borghi: il Battista è un santo superstar), ricorrenza festeggiata l’ormai imminente 24 giugno. La lavanda prende infatti a fiorire, come altre piante consorelle, proprio in questo periodo : le sue infiorescenze, riunite in spighe colorate tra il viola ed il blu, esalano un profumo piacevole e persistente. Infatti i fiori di lavanda sono prediletti dalle api buongustaie. E’ ancora buon costume casalingo mettere sacchetti di lavanda tra la biancheria nei cassetti e negli armadi, rimedio anche contro le tarme. Da secoli la lavanda è usata nell’industria profumiera e cosmetica e per la preparazioni di lozioni e infusi fitoterapeutici, ovvero medicamenti e balsami di origine vegetale. In questi casi è sempre meglio rivolgersi a buone erboristerie evitando il ‘fai da te’: diverse piante hanno potenti principi attivi, loro legittima difesa naturale contro insetti e parassiti. Ad esempio: quello che nel nostro dialetto è chiamato ‘erba ad S. Zvan’ è l’iperico, cui si attribuivano poteri magici (era detto anche ‘scacciadiavoli’). Superstizioni a parte anche l’iperico si è sempre prestato ad usi di erboristeria benefica: ma ad alte dosi può provocare reazioni neurotossiche, allucinogene. C’era l’iperico, e non solo, in certi unguenti stregoneschi che davano l’impressione di poter volare ‘sopra l’acqua e sopra il vento’. Ma quella della stregoneria , o per meglio dire della caccia alle streghe, è storia tragica, di crudele ignoranza, di misoginia (cioè di odio contro le donne) condannate quali capro espiatorio o perchè medichesse di campagna in secoli in cui la professione medica era preclusa alle donne: non è storia da banalizzare al modo di un Halloween qualunque. Infine. Tornando alla lavanda in fiera, abbiamo cercato non la solita foto oleografica, ma un ‘clic’ d’un San Giovanni dell’altro ieri: l’abbiamo scovato nella miniera fotografica della nostra Biblioteca. Un’ immagine colta al volo, anno 1987,del fotografo cesenate Remo Bacchi: una bancarella di mazzi di lavanda sotto i portici, un ‘rozzo’ di vecchi giornali e riviste per avvolgere, senza esose fighetterie. A proposito: siamo curiosi di vedere quanto costerà quest’anno la lavanda in fiera. D’accordo che è rincarato tutto, ma c’è modo e modo. L’anno scorso avvistammo in sagra uno stand di inquietanti bomboloni a 4 euro l’uno, prezzo fortemente esagerato. Tuttavia, da sempre le fiere di paese sono teatro di offerte speciali: in tutti i sensi…