Da 2mila persone al giorno a 30mila. Ma senza scorciatoie. È il consiglio che arriva da chi, 12 anni fa, è partito da una realtà di provincia e oggi guida uno dei festival musicali più importanti. A lanciarlo da Fano è Alberto Fumagalli, fondatore e amministratore del Nameless Festival, evento che sul Lago di Como richiama decine di migliaia di giovani e che quest’anno è finita perfino sulle pagine di Billboard negli Stati Uniti. Fumagalli è stato tra gli ospiti dell’Adriatic Sound Festival e ha voluto incoraggiare il percorso intrapreso dagli organizzatori fanesi. "Per il secondo anno siamo qui e seguiamo con attenzione quello che sta accadendo a Fano. Anche noi siamo partiti da una città di provincia e sappiamo quanto sia lungo questo percorso". Secondo il patron del Nameless, i grandi festival rappresentano oggi uno strumento di promozione turistica difficilmente sostituibile. "L’impatto che un evento di questo tipo può generare a livello internazionale è paragonabile soltanto a investimenti da milioni di euro in marketing territoriale. Sono cifre che una pubblica amministrazione da sola non potrebbe sostenere". Il messaggio, però, parla direttamente a Fano e alla sua ambizione di ritagliarsi uno spazio nel panorama dei grandi eventi musicali. Se il traguardo è ambizioso, la strada non può essere affrettata. "In Italia chi prova ad accelerare troppo spesso finisce per bruciarsi. Questo è un settore in cui è facilissimo perdere milioni di euro e, dopo un po’, anche passione e motivazione. Bisogna crescere un passo alla volta, con calma e serenità". La storia del Nameless, del resto, parla da sola. Il festival è cresciuto anno dopo anno fino a diventare un appuntamento internazionale capace di richiamare circa 90mila persone in tre giorni e di trasformare il Lago di Como in una destinazione musicale riconosciuta. La stessa ricetta, secondo Fumagalli, potrebbe permettere anche a Fano di consolidarsi nel panorama dei grandi festival italiani ed europei.