Duecento persone, tra dipendenti, rappresentanti sindacali e autorità politiche, hanno manifestato a Chiasso contro il piano di ridimensionamento annunciato lo scorso maggio dalle Ferrovie Federali Svizzere (FFS) per il settore Cargo. La vertenza si colloca in un clima di crescente attenzione sul futuro dei trasporti merci, dopo che nei giorni scorsi al confine di Como e sul territorio svizzero si è riacceso il dibattito sull’efficienza dei collegamenti transfrontalieri e sulla gestione dei flussi di traffico. La mobilitazione è stata indetta dal comitato “No allo smantellamento di FFS Cargo“ a seguito della decisione dell’ex regia federale di riorganizzare il traffico merci. Il piano prevede la soppressione di quattro punti di servizio e la modifica delle mansioni o del luogo di lavoro per 40 dipendenti operanti nel Mendrisiotto e nel Basso Ceresio. I promotori chiedono il mantenimento dei posti di lavoro e, qualora questo non fosse possibile, la compensazione dei servizi persi tramite il trasferimento in Ticino di altre attività aziendali di pari qualifica. Sul palco davanti al Municipio è intervenuta la consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti, che ha espresso la posizione critica del Governo ticinese nei confronti del progetto aziendale, definendolo un ridimensionamento della presenza ferroviaria nel Cantone. Carobbio ha chiesto formalmente l’istituzione di un tavolo di lavoro congiunto che coinvolga la direzione di FFS Cargo, i sindacati, le autorità cantonali e i rappresentanti federali. Anche il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni, ha chiesto contromisure logistiche, proponendo che FFS Cargo ottimizzi l’uso delle infrastrutture ferroviarie del Basso Distretto, recentemente rinnovate, e compensi i tagli spostando nella regione altre attività. Dal punto di vista sindacale, gli esponenti Elia Agostinetti e Luca Benato hanno contestato i metodi di FFS e ravvisato una disparità di trattamento rispetto ai piani applicati nel resto della Svizzera. L’economista Christian Marazzi ha ricordato il precedente dello sciopero delle Officine di Bellinzona del 2008, sottolineando come la mobilitazione del territorio sia stata determinante in passato per bloccare i licenziamenti. Una nuova assemblea è stata fissata per il prossimo 31 agosto per verificare lo stato dei negoziati.