Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiUna Grande Mela ancora tutta da mangiare per gli immigrati, che con 3,1 milioni di persone rappresentano il 37,5% della popolazione di New York City, contro il 62,5% di nativi newyorkesi, oltre 5 milioni. Lo racconta l’ultimo rapporto Newest Newyorkers 2026, pubblicato in queste ore dal sito del comune della «Città che non dorme mai». Nei 5 distretti, Manhattan, Bronx, Brooklyn, Queens e Staten Island, una persona su tre viene dall’estero, e la geografia della provenienza per paese continua a cambiare. Dopo anni al secondo posto, gli immigrati cinesi hanno raggiunto al primo quelli di origine dominicana. Seguono giamaicani, messicani, ecuadoriani, guyanesi, bangladesi, colombiani, haitiani, trinidadiani, ucraini, e indiani. Il gruppo degli italiani, un tempo tra i più numerosi, è comunque ben rappresentato, primo tra gli europei con il quindicesimo posto

Il melting pot funziona nelle strade, non nelle case

Il melting pot, insomma, funziona ancora malgrado tutto. A New York City si parlano lingue diverse, ma l’inglese domina incontrastato nelle strade cittadine. Poi, in casa, tutti tornano esprimersi nell’idioma natio. Il rapporto calcola che in circa la metà di New York City, nelle abitazioni private, ci si esprima in lingua diversa dall’inglese.