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Poco ambizioso. Così l’Italia ha definito l’accordo votato all’Ecofin sul meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera ( Cbam), lo strumento europeo contro la delocalizzazione delle emissioni e a favore della decarbonizzazione globale operativo il 1° gennaio 2026. «Auspichiamo che nel corso dei negoziati con il Parlamento sia considerata una estensione ulteriore dei prodotti a valle da includere nel Cbam, insieme ad un monitoraggio dei rischi di aggiramento del meccanismo». Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Consiglio Ue Ecofin durante il dibattito sulla revisione del meccanismo, annunciando il sostegno dell'Italia alla proposta di mandato negoziale. Nel testo votato si è deciso di estendere i prodotti soggetti al Cbam, ma per l’Italia non basta. Bene il passo in avanti visto che fino a prima dell’attuale modifica la misura veniva applicata quasi esclusivamente alle materi prime, creando rischi come il fatto che prodotti fatti nell'Ue che utilizzano una quota significativa di elementi Cbam nella loro produzione, in particolare ferro, acciaio e alluminio, possano contribuire ad un aumento delle emissioni al di fuori dell'Ue e sostituire prodotti simili dell'Ue soggetti al sistema di scambio delle emissioni. Ma per Giorgetti c’è ancora molto da fare.