Quel “ha preso da me” potrebbe avere un fondo di verità: uno studio esplora il rapporto tra personalità umana e vita emotiva del gatto

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Una casa lascia tracceIl gatto non copia, conviveAnsia, cura e confini

Il gatto che vive in casa conosce il rumore delle nostre chiavi, l’orario in cui ci alziamo male, il tono con cui rispondiamo al telefono, la differenza tra una carezza distratta e una mano che cerca conforto più che compagnia. Sta lì, sul divano, sul letto, sul bordo della scrivania, con quell’aria da coinquilino superiore che sembra aver già capito tutto. Poi un giorno lo guardiamo mentre si offende per una porta chiusa, pretende una routine precisa, evita il caos o cerca attenzioni con ostinazione e la frase esce da sola: “Ha preso da me”.

Detta così sembra una battuta da casa con peli sul maglione. Eppure, la personalità del gatto potrebbe avere più a che fare con noi di quanto ci piaccia ammettere. Uno studio pubblicato su PLOS One ha analizzato le risposte di 3.331 proprietari di gatti, mettendo in relazione i tratti di personalità umani con salute, comportamento, gestione quotidiana e benessere degli animali. Il quadro che ne esce va letto con prudenza, senza trasformarlo nella solita formuletta “se sei ansioso, anche il gatto lo diventa”. Il meccanismo sembra più sottile, più domestico, più infilato nelle abitudini di tutti i giorni.