La porta del poliambulatorio di via Pira è ancora chiusa. Sono le 6.30 e all’ingresso una ventina di persone è già in fila. È l’alba degli sventurati senza medico di famiglia: un esercito di anziani, giovani, malati cronici (e non) che anche ieri cercava di assicurarsi un pass per l’Ascot. Si apre il portone ed è una corsa al numeretto. Inizia così l’ennesima giornata di passione, con interminabili attese solo per una ricetta.

L’attesa

Il primo paziente stringe in mano il numero 66, dopo un’attesa di un’ora e mezza, poco dopo le 8 entra nell’ambulatorio. Fuori la fila a poco a poco aumenta, la maggior parte è costretta a restare in piedi: accanto alla porta dell’Ascot ci sono tre sedie, altre tre sono di fronte. Dall’altro lato i posti a sedere sono più numerosi ma sono distanti dall’ambulatorio e nessuno si azzarda a spostarsi per paura di perdere il turno. «Sono qui dalle 7 – racconta Giulia Medde, oristanese – spero proprio di riuscire ad avere le ricette per mio padre. Già martedì e mercoledì mi sono dovuta arrendere perché prima di me c’erano 80 persone». Accanto a lei, un altro mattiniero. «Anche io sono arrivato alle 7, c’erano già venti persone ad aspettare – riferisce Gianni Spano – è la prima volta che vengo, devo fare le ricette per mia zia di 94 anni e sono un po’ perplesso». C’è confusione e poca informazione su orari e funzionamento del servizio. «Da un mese sono senza medico, oggi sono venuta presto ma non ho capito nemmeno quante persone erano già in fila – lamenta Giuseppina Fanari – è un sistema molto lento, in tre ore mi sembra siano entrate e uscite dall’ambulatorio poche persone».