I fratelli Mattia, 27 anni, e Gianmarco Macrì, 29, il padre Francesco, 63; Piero Carrino, 54, e il figlio Antonio, di 19, sono i cinque imputati per i quali la Procura di Brindisi ha chiesto il rinvio a giudizio, contestando loro - a vario titolo - la rissa aggravata, le lesioni personali aggravate, il porto abusivo di armi e, per i due Carrino, anche il tentato omicidio. La richiesta, firmata dalla pm Sofia Putignani, ricostruisce quanto sarebbe accaduto a Latiano la sera del 30 giugno 2025, quando una faida tra due famiglie rivali degenerò in una colluttazione armata culminata nell’uso di bastoni, armi da taglio e un’arma da fuoco. Secondo la ricostruzione dell’accusa, tutti e cinque avrebbero preso parte alla rissa, utilizzando armi e provocando lesioni a più persone. Per Piero Carrino, detenuto nel carcere di Brindisi, e per il figlio Antonio, anch’egli detenuto, la posizione è la più grave: in concorso con un minorenne (condotto il 19 maggio scorso presso una struttura detentiva, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del tribunale dei minori di Lecce) avrebbero esploso colpi d’arma da fuoco che colpirono Gianmarco Macrì, causandogli diverse ferite da arma da fuoco. Sempre i due Carrino, secondo la Procura, avrebbero compiuto atti idonei a cagionare la morte di Mattia Macrì, sparando nella sua direzione e colpendolo ripetutamente con un’arma da taglio al torace.
Latiano, faida tra famiglie: chiesto il rinvio a giudizio per cinque imputati
La Procura di Brindisi contesta rissa aggravata, lesioni e porto abusivo di armi. Accusa di tentato omicidio per Piero e Antonio Carrino: il 30 giugno 2025 una violenta colluttazione con spari e armi da taglio






