Ligabue ha tenuto il concerto allo stadio Olimpico di Roma. Durante un incontro con i giornalisti, ha risposto su una domanda su De Gregori e il bisogno di schierarsi sull’attualità, come Gaza: “Non condivido del tutto la posizione di Francesco De Gregori, ma gli artisti non sono obbligati a schierarsi” ha risposto il cantautore.
Luciano Ligabue – ph. Maurizio Bresciani
"Non condivido del tutto la posizione di Francesco De Gregori, ma gli artisti non sono obbligati a schierarsi. È una scelta", dice Ligabue prima dell'inizio del suo concerto allo stadio Olimpico di Roma. Il cantautore ha voluto specificare la sua posizione su un argomento molto attuale in queste settimane, ovvero se gli artisti debbano schierarsi e prendere posizione su quello che sta succedendo nel mondo. C'è amicizia tra i due e si sente: Liga, parla di De Gregori come di un patrimonio della musica e della cultura di questo Paese e lo definisce "uno dei cantastorie più liberi mentalmente". De Gregori, spiega, ha "voluto dimostrare, con un pizzico di fastidio, che noi artisti non siamo obbligati a fare nulla".
Il diritto di esporsi o meno va garantito a tutti. Lui, però, ha sempre deciso di prendere posizione su certi argomenti, facendolo su e giù dal palco, per citarlo. "Da parte mia, ho sempre scelto di esprimermi attraverso le canzoni. Anche questa sera in scaletta ci sarà ‘Il mio nome è mai più‘, un brano che porto nei concerti da quasi trent'anni. Ogni volta che la canto, ricordo al pubblico che non c'è solo il massacro a Gaza: ce n'è uno in Ucraina, uno in Sudan e altri cinquantasei conflitti in corso nel mondo". E non a caso, quando sul palco rifà "Il mio nome è mai più" (la canzone pubblicata nel 1999 e cantata insieme a Pelù e Jovanotti), sullo schermo alle sue spalle appaiono scritte come "Basta col massacro a Gaza", "Basta col massacro in Ucraina", "Basta col massacro in Sudan" e "Basta con i 56 massacri in corso nel mondo". Ligabue all’Olimpico – ph Roberto Panucci Il cantautore sottolinea che bisogna esprimersi quando se ne avverte un'urgenza profonda, e lo ribadisce anche parlando del suo brano "Nessuno è di qualcuno" in cui affronta la violenza di genere: "Pensare che una donna su tre in questo Paese abbia subìto o stia subendo violenza fisica o sessuale è intollerabile" spiega. E sul palco rispecchia questa visione, usando sempre i video alle sue spalle, come quando, all'inizio del concerto, appaiono i potenti della terra (sì, generati con l'AI) – da Trump a Musk, passando per Meloni e Putin – e immagini di guerre e disastri.










