Ogniqualvolta Alessia Nobile raggiunge Roma, passa dalla basilica di Santa Maria Maggiore a salutare papa Francesco nel luogo dove è sepolto. Per lei il papa argentino è stato l’amico che le ha parlato di Cristo come fece anni prima don Andrea Gallo nel ghetto delle trans di Genova.Oggi, però, l’eredità di quel legame col Vaticano, consolidatosi nelle udienze riservate alla comunità transgender di Torvaianica riunita intorno a don Andrea Conocchia, è solo un lontano ricordo: «Francesco non c’è più, ed è come se tutto si fosse spento. Oggi siamo in un limbo, in attesa di una risposta che non arriva». Attivista trans, Alessia, nella sua Bari, ha creato uno sportello di mutuo soccorso per persone ai margini della società, inclusi i senzatetto e le persone queer anziane.Gli sforzi di papa Leone XIV sulla pastorale Lgbt+, però, non sono gli stessi del suo predecessore, come lui stesso ha ammesso alla giornalista Elise Anne Allen: «Non ho un piano in questo momento. Mi pare molto improbabile, almeno nel prossimo futuro, che la dottrina della Chiesa cambi i propri insegnamenti sulla sessualità e sul matrimonio». Di ritorno dal viaggio in Africa, il pontefice ha poi aggiunto: «Tendiamo a pensare che quando la Chiesa parla di moralità, l’unico tema morale sia quello sessuale. In realtà, credo che ci siano questioni molto più grandi e importanti». Se una maggiore richiesta di giustizia viene bollata come pretestuosa, in quali termini andrebbero considerate le istanze di un Pride per una persona credente e queer? Per il teologo gesuita Paolo Gamberini «Papa Leone XIV prosegue la strada abbozzata da Francesco», ma il vero nodo è tra dottrina e pastorale, cioè la differenza fra il dire e il fare: «Se una pastorale omosessuale non rivede la dottrina cattolica sull’orientamento che il Catechismo definisce disordinato, sarà sempre una pastorale a metà».E mentre sfuma l’idea di una svolta nei documenti ufficiali della chiesa cattolica – dal 1986, anno della lettera ai vescovi firmata dell’allora prefetto Ratzinger sulla cura pastorale delle persone omosessuali, l’omosessualità è bollata come problema – il rischio per Alessia è ritornare all’invisibilità: «Non c’è più una mano che ci aspetta e anch’io sono scoraggiata. Non dico che ci sia una transfobia latente, piuttosto un disinteresse», ammette rassegnata, guardando a un processo in parte abortito: «So che papa Francesco avrebbe dovuto sostenere la creazione di un alloggio per l’accoglienza delle persone trans in una villa confiscata alla mafia fra Roma e Ostia. Oggi, però, non so a che punto siamo».Sulla questione Lgbt+ mai come adesso la chiesa cattolica ruota su due poli antitetici.C’è quella tedesca che, giunta al termine del suo cammino sinodale, sta valutando nuove prassi di benedizione per le coppie arcobaleno. E c’è Roma, dove il cardinale Victor Manuel Fernández, prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, ha dato parere negativo sul vademecum approvato in via definitiva dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi: una «para-liturgia», secondo Fernandez, cui ha fatto eco lo stesso papa sul volo di ritorno dalla Guinea Equatoriale lo scorso aprile: «La Santa Sede ha chiarito che non siamo d’accordo con la benedizione formalizzata delle coppie, in questo caso delle coppie omosessuali o delle coppie in situazioni irregolari, al di là di quanto fosse specificamente, se così si può dire, consentito da Papa Francesco».L’impressione è che sul tema si stia consumando un braccio di ferro tra Roma e le chiese d’Oltralpe. Secondo padre Martin Lintner, professore di Teologia morale e preside dello Studio teologico-accademico di Bressanone «questo scontro pubblico tra il Dicastero per la Dottrina della Fede e i vescovi tedeschi danneggia tutte e due le parti, che dovrebbero interrogarsi se hanno esposto le proprie posizioni con totale franchezza e onestà e se hanno cercato di comprendere le posizioni dell’altra parte con la stessa intensità. Dietro a tutto ciò si nascondono forze centrifughe semplicemente troppo diverse».La dichiarazione Fiducia Supplicans - il documento sulla benedizione delle coppie Lgbt+, pubblicato nel dicembre 2023, poi parzialmente espunto – ha mostrato che per la chiesa accogliere persone orgogliose della loro fede e della loro identità di genere sarebbe ammettere una diversità che in Paesi come l’Africa è inammissibile.Per il cardinale Fridolin Ambongo, presidente delle Conferenze episcopali dell'Africa, l’omosessualità non esiste: «Se benediciamo un omosessuale, è anche per dire che il suo orientamento sessuale non è in accordo con la volontà di Dio e speriamo che la benedizione possa aiutare a cambiare perché l'omosessualità è condannata nella Bibbia e dal magistero della Chiesa. Non possiamo essere promotori della deviazione sessuale», aveva dichiarato. Non si tratta solo di una questione di morale sessuale, ma di giustizia sociale, se fuori dai confini africani le istanze della comunità Lgbt+ rientrano sotto l’ombrello dei diritti.Papa Leone sul tema ha scelto la strada africana: «Devo confessare che la questione rimane sullo sfondo dei miei pensieri perché, come abbiamo visto al Sinodo, all’interno della Chiesa qualunque tema legato alla realtà Lgbt+ risulta altamente polarizzante. Per ora, in coerenza con ciò che ho già cercato di testimoniare e di vivere come papa in questo momento della storia, cerco di non alimentare la polarizzazione nella Chiesa», ha dichiarato.Un cambiamento affiora anche all’interno di tante associazioni cristiane Lgbt+ che talvolta creano spazi di condivisione asettici basati su una comprensione reciproca superficiale e il ripudio del conflitto con l’istituzione ecclesiale. Certo, dei passi in avanti ci sono, come le veglie per Il superamento dell’omolesbobitransfobia, sostenute pubblicamente da almeno una dozzina di vescovi italiani. Tra questi, monsignor Vincenzo Viva: «Il giorno in cui non servirà più tenere veglie come queste, sarà il giorno in cui ogni persona sarà riconosciuta come parte viva, originale, insostituibile del corpo di Cristo, senza bisogno di dover fingere ciò che non è o di doversi nascondere», ha detto alla veglia tenutasi lo scorso maggio ad Albano Laziale.Padre Lintner ammette: «Capisco bene la delusione e la rabbia delle persone queer. Come devono sentirsi quando hanno l’impressione che la Chiesa stia cercando di capirle e di dialogare con loro, ma poi scoprono che, alla fine, vengono comunque condannate se vivono una relazione, e che non viene prestata alcuna attenzione al fatto che la loro relazione sia vissuta con amore e responsabilità?».Padre Gamberini va dritto al punto: «Per la chiesa cattolica ufficiale se sei omosessuale e sei felice, non hai ancora terminato il tuo discernimento. E così, quando la tua sofferenza viene ascoltata, ringrazi il sistema ecclesiale che ti ha dato uno spazio per respirare. Ma per respirare cosa?». È una dichiarazione di stallo, mentre sull’altare di un’unità della chiesa che teme piccoli scismi culturali, l’inclusività delle persone Lgbt+ può anche essere sacrificata. Oggi i passi talvolta acclamati con esagerata euforia sono singhiozzi di un processo che papa Francesco ha avviato ma mai portato a compimento. È il caso del documento sul gruppo di studio n.9 del rapporto finale del sinodo, che definisce emergenti e non più controverse le esperienze di diversità delle persone Lgbt+.E nella prassi? Perché anche il termine omosessuale o la partecipazione a un Pride sono ritenuti controversi? Per Alessia, resta poco da fare: «Ho scritto una lettera a papa Leone, ma non ho avuto mai risposta. È anche difficile interagire, impossibile parlare con lui, circondato com’è da un cordone di sicurezza. Non ci sono più canali e quei canali che ci sono, sono sterili. Mi dicono di attendere, ma cosa bisogna aspettare?».