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Suoni antichi, danze scatenate, passione e fede, emozione e preghiera, bellezza, estasi, misticismo, eros e pathos di un’Italia considerata per secoli “minore”, viscerale ma autentica, affascinante come mai l’avete immaginata, anzi ascoltata. È l’Italia di Ambrogio Sparagna e del suo divino organetto. Musicista sedotto da Dante, perché in principio era (ed è sempre) l’Alighieri.«…L’amor che move il sole e l’altre stelle». Il verso che chiude la Divina Commedia, esaltato dal sound magnetico dell’orchestra di Sparagna, è cantato a squarciagola dal pubblico che balla insieme ai danzatori, catturato in una bolla di possessione emotiva. Vale infatti la pena partire dal “gran finale” per raccontare lo straordinario concerto-spettacolo ideato dal musicista di fama internazionale che ha restituito dignità culturale alla grande tradizione dei canti popolari italiani. In quel verso dell’ultimo canto del Paradiso, uno dei più celebri della letteratura mondiale, Dante Alighieri identifica nell’Amore divino la forza che muove e ordina l’universo. E Ambrogio Sparagna, la cui ricerca etnostorica ha riscoperto l’amore profondo dei ceti umili per poesia, musica e conoscenza, lo ha scelto come chiusa “liberatoria” di un evento dedicato al più umile – e al più grande – dei santi, Francesco d’Assisi, di cui ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte.