I promotori dell’iniziativa mostrano i peluche: le divise sanitarie andrebbero buttate dopo pochi lavaggi. A trasformarle, ragazzi con disabilità regolarmente assuntiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLe divise degli operatori sanitari hanno una storia intensa, che testimonia sorrisi, sofferenza, fatica ed empatia, ma quella storia è anche molto breve. Troppo. Dopo pochi lavaggi, infatti, gli abiti devono necessariamente essere sostituiti con capi nuovi. Quelli vecchi? Vengono smaltiti, solitamente dalla stessa ditta che le ha forniti e, fatta eccezione per qualche progetto ad hoc, diventano rifiuti. In questo caso, però, ad aspettarli c’è una seconda vita, importante quanto la prima. Il progetto ‘Abbracci di stoffa’ è nato dalla collaborazione tra la casa di riposo Orsi Mangelli di Vecchiazzano, l’azienda Linea Sterile e la coop sociale forlivese Treottouno. Parte da un desiderio che abbraccia tanti campi diversi, unendoli con un solido filo rosso: la volontà è quella di coniugare riuso e sostenibilità ambientale, inclusione lavorativa e cura della persona. Con un gesto semplice, ma ricco di significato.
"La nostra cooperativa – spiega la presidente di Treottouno, Manuela Raganini – gestisce un laboratorio dove lavorano, regolarmente assunte, persone con disabilità. Sono stati proprio loro a utilizzare le stoffe delle divise sanitarie per realizzare peluche che rappresentano due animaletti diversi: un polpo che ha tentacoli capaci di dare abbracci e fornire conforto, e una balena, che rappresenta serenità e ritorno alla tranquillità primordiale del ventre materno". Questi peluche speciali saranno distribuiti agli anziani ospiti della casa di riposo Orsi Mangelli, grazie a una collaborazione con il Consorzio Archimede che la gestisce: gli anziani, in particolare quelli con patologie come l’Alzheimer, infatti, spesso trovano conforto in oggetti transizionali e un pupazzo può essere un valido supporto nei momenti difficili, favorendo anche la stimolazione affettiva e relazionale.









