In questo primo semestre del 2026 l"AI lato infrastrutture ha dominato i listini, tanto in occidente, Wall Street in testa, quanto sui mercati asiatici, consentendo ai principali indici azionari, a partire dall"S&P500 e dal Nikkei, di aprire nuovi record storici in un contesto geopolitico e macroeconomico complesso.

Certamente, anche i titoli dell"energia e quelli finanziari hanno fornito in Europa e Stati Uniti il loro importante contributo, soprattutto a piazza Affari dove il peso delle banche sul Ftse Mib è nell"ordine del 35% e quello dell"oil è vicino al 9%.

In Asia, invece, i nuovi massimi storici segnati dal Nikkei di Tokio, dal Kospi di Seul e dal Taiex di Taipei sono stati conquistati grazie alla performance strepitosa dei produttori di chip, semiconduttori e infrastrutture hardware per l"AI, con l"aiuto del mini-yen nel caso del listino giapponese.Molti investitori istituzionali sono convinti che la corsa asiatica non sia finita qui, anche se gli analisti suggeriscono prudenza: con l"indice dei semiconduttori (indice Sox di Philadelphia) che è arrivato a scambiare 60 volte gli utili attesi prima della correzione di inizio giugno, il mercato è prezzato per la perfezione e la volatilità può essere brutale se i risultati trimestrali non si rivelano impeccabili rispetto alle aspettative (elevate) degli analisti, come insegna il tonfo di Broadcom del 4 giugno.