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La Bce è tornata ad alzare i tassi al 2,25%, dopo un anno in cui erano al 2%. La precedente stretta era stata varata quasi tre anni fa. La domanda principale che ora si pongono gli operatori, e anche famiglie e aziende alle prese con mutui e prestiti, è fin dove arriveranno gli aumenti dei tassi Bce. Non è facile dare indicazioni in un contesto geopolitico che può cambiare in ogni momento in modo radicale. Ma gli economisti sono convinti che non si ripeterà il ciclo di aumenti visto nel 2022-2023, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, quando la Bce ha alzato i tassi da -0,5% al 4%.

Oggi il punto di partenza dei tassi è più alto. Inoltre la domanda è più debole rispetto ad allora, quando era sostenuta dalle riaperture dopo la pandemia. Perciò la maggior parte degli analisti ritiene che salvo sorprese la Bce aumenterà i tassi soltanto un'altra volta, probabilmente a settembre. Un rialzo è possibile già nella prossima riunione del 23 luglio, come ha evidenziato il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, anche se probabilmente una stretta anticipata sarebbe la conseguenza di un nuovo incremento significativo dell'inflazione e dei prezzi di gas e petrolio. Peraltro il 12 giugno i mercati dell'energia sono andati in direzione opposta, sulla scia di un possibile accordo tra Usa e Iran che allontanerebbe (o secondo alcuni annullerebbe) un ulteriore rialzo dei tassi. Così i mercati monetari hanno ridotto in modo significativo le attese di strette: il nuovo rialzo Bce è stato scontato dagli operatori a settembre (non a luglio), mentre è diventata incerta una terza mossa.