HomeMassa CarraraCronaca“Ho chiesto lo stipendio, poi le botte”. Massa, parla l’operaio picchiato. La Cgil: “Alcuni di loro devono restituire parte della paga”La testimonianza del dipendente: “Adesso andrò in Naspi e poi mi cercherò un altro lavoro”. Del Vecchio: “Alcuni di loro ci hanno raccontato di dover restituire indietro parte della paga”Un cantiere nautico (Foto di repertorio)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciCarrara, 13 giugno 2026 – Diciassette giorni di referto medico. È quanto i medici hanno prescritto al lavoratore della nautica picchiato dal suo titolare per aver chiesto il pagamento dello stipendio arretrato. “Adesso con l’avvocato chiederò la Naspi e poi cercherò un altro posto di lavoro - racconta il lavoratore alla Nazione che ieri pomeriggio è stato protagonista anche di un servizio sul Tgr Toscana -. Ho chiesto i soldi e lui mi ha spinto e poi picchiato, non mi sono voluto difendere”. Il caso di aggressione che è stato denunciato dal segretario generale della Cgil Massa Carrara Nicola Del Vecchio, è ora al centro di un’indagine giudiziaria.
Del Vecchio (Cgil)
Una situazione fuori controllo negli appalti
“Nel nostro territorio stiamo assistendo ad una situazione negli appalti e subappalti che è letteralmente fuori controllo - scrive Del Vecchio -. Quotidianamente vengono da noi lavoratori, prevalentemente stranieri, che lamentano condizioni di lavoro degradanti, addirittura, alcuni ci hanno raccontato di dover restituire indietro parte dello stipendio percepito in busta paga a seguito delle minacce subite. Solo nel 2025 sono state più di 100 le vertenze che abbiamo attivato in questo settore, numeri che stanno sensibilmente aumentando in questi primi mesi del 2026. Questo sistema, oltre a danneggiare i lavoratori, danneggia la collettività visto che registriamo esposizioni di centinaia di migliaia di euro nei confronti degli istituti previdenziali per insolvenza nei pagamenti da parte di aziende - prosegue Del Vecchio -, il più delle volte società a responsabilità limitata che aprono e chiudono con una velocità sospetta scaricando sulla collettività i costi dei mancati pagamenti”.









