Questa sera al cohousing, sotto la grande magnolia, sono ancora qui — i volti, le voci, i pensieri, gli abbracci delle persone che hanno vissuto i giorni di Orosia, sabato 6 e domenica 7 giugno. L’incontro di sabato si è svolto nella casa di Orosia, come da tradizione, ed è più raccolto: 60-80 persone. Quello di domenica, in luogo pubblico, è aperto a tutti. «I giorni di Orosia» più che un festival culturale sono un luogo e un tempo dove danzano tra loro linguaggi, esperienze, persone e vite diverse: poesia, agricoltura, cinema, polis, economia, racconti di vita. Quest’anno si celebra la ristrutturazione della chiesetta di Sant’Eurosia, accanto alla casa, da cui prendono nome il Progetto Orosia e il vino Erbaluce. La chiesetta è sulla Via Francigena, via di pellegrinaggio — e a questo è dedicato l’incontro di sabato.

Un gruppo di pellegrini della Via, presenti, hanno condiviso i loro passi attraverso i racconti di Riccarda Azzi, vicepresidente dell’Associazione «La Via Francigena di Sigerico» di Ivrea. Ha aperto Maximo Collins, poeta, pittore e sceneggiatore cileno con «Dal Kamaloka al Devachan. Viaggio verso la Fonte»: le sue poesie, le immagini dei suoi quadri e le musiche salgono al cielo e cantano con il verde e gli alberi, come un «congegno inseparabile di ispirazione spirituale». Il pellegrinaggio inteso anche come cammino interiore e di vita. I racconti di Fausto, di Lou, di Giovanni, in cammino e ricerca di uno spazio nel mondo in armonia con sé e con gli altri. Ognuno ha portato sé stesso, in un ascolto accogliente e rispettoso. Tutto ancora vibra del violino di Giulia Argentino, violinista napoletana di fama internazionale, e del pianoforte di Raffaella Portolese, pianista e compositrice: insieme hanno offerto un «concerto biografico» dedicato a Teresina Tua, figura luminosa del panorama musicale internazionale.