Proud, scritta e diretta da Karol Klementewicz e da ieri disponibile in streaming su HBO Max in occasione del Pride Month, possiede tutte le caratteristiche per diventare una delle serie rivelazione dell’anno. Lo potrebbe preannunciare la vittoria del Grand Prix al Series Mania Festival di Lille lo scorso marzo, dove inoltre Ignacy Liss, interprete principale della serie queer polacca, ha ricevuto il premio come Miglior attore.
Ma la motivazione più importante è probabilmente quella di essere arrivata al momento, seriale e cinematografico, giusto. Basti pensare alla scia lasciata dal successo mondiale di Heated Rivalry – non a caso sempre di Hbo Max –, oppure guardare al Festival di Cannes appena concluso, che ha visto una presenza record di opere queer (ventuno in totale), che hanno riscosso un ottimo successo di pubblico e critica. Come il debutto di Jordan Firstman, Club Kid, con cui Proud condivide tanto, dall’impostazione drammatica iniziale, al carattere ribelle e infantile del suo protagonista, ma soprattutto nell’elemento scatenante, l’arrivo inaspettato di un bambino in una vita selvaggia da gay single.
SI TRATTA di associazioni mentali che a modo loro, dopo la prima delle otto puntate che compongono Proud, lentamente decadono. In grado magari solo nell’immediato di accendere la curiosità, per poi lasciarci invece immergere in una storia commovente e, allo stesso tempo, dalle profonde tinte politiche, specie osservando la società istituzionalmente e storicamente omofoba in cui è ambientata – la Polonia, fino al 2024, era ultima nella Rainbow Map tra i paesi dell’Unione Europea, mentre oggi vive un momento polarizzato sul tema dei diritti Lgbtqi+.













