John Healey, il ministro della Difesa che ha mollato “Sir Keir” in brache di tela, è l’ennesima defezione dall’ormai lacero-contuso governo Starmer. Nell’andarsene, giovedì, Healey ha vergato – come i suoi predecessori, l’ex titolare della Salute Wes Streeting in primis – una lettera di commiato dove gli aculei inframmezzavano ritualmente le sviolinate: “Lei non è stata in grado – e il Tesoro non ha voluto – stanziare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce,” ha scritto il mite ed estremo-centrico Healey, stigmatizzando la cronica indolenza da parte del governo a tener fede alle promesse e agli impegni assunti nei confronti di un budget militare dall’altrettanto cronica inadeguatezza. È una salva che sostanzialmente, oltre a motivare le proprie dimissioni, puntava a provocare quelle dello stesso Starmer e soprattutto della titolare del Tesoro Rachel Reeves, considerata prima responsabile per l’indolenza e la svogliatezza con cui Starmer toglie a scuole e ospedali per fare più droni, bombardieri e carrarmati.
Le crescenti frustrazioni diffuse in tutto il dipartimento della Difesa complicano il già tradizionalmente difficile rapporto fra il numero 10 e il numero 11 di Downing Street, i rispettivi civici di Tesoro e Primo ministro, in perenne tensione per i soldi mancanti che solitamente vengono sottratti là dove più servono. Casus belli specifico il Defence Investment Plan (Dip), un documento di programmazione pluriennale che avrebbe dovuto portare il riarmo del paese in linea con i forsennati target fissati da una Nato sempre più post-americana. Healey sostiene che Starmer e Reeves avessero in programma di aumentare la spesa per la difesa solo dello 0,26% all’anno dopo aver raggiunto il 2,6% nel 2027. Una quota pari appena al 2,68% del Pil destinata alla difesa nel 2030 sarebbe ben al di sotto del 3% auspicato dal ministro dimissionario e promesso da Starmer alla conferenza di Monaco sulla sicurezza dello scorso febbraio; ergo il passo indietro di Healey, al quale hanno fatto seguito, nello spazio di nove ore, le sue segretarie private e il sottosegretario alla difesa reduce dall’Afghanistan Al Carns, in odore di candidatura alla Premiership anche lui.










