Le dimissioni di John Healey aprono una frattura politica nel governo britannico sulla difesa e sulla capacità di sostenere con risorse adeguate le ambizioni strategiche del Paese. Lo scontro sul Defence investment plan mette in discussione la capacità di Londra di sostenere nel tempo i propri impegni operativi, dalla Nato all’Ucraina, fino ai teatri più esposti come Hormuz e l’High North

John Healey ha lasciato l’incarico di ministro della Difesa britannico dopo uno scontro con Keir Starmer e con il Tesoro sulla spesa militare. La decisione nasce dal giudizio negativo sul Defence investment plan, il piano destinato a finanziare equipaggiamenti, infrastrutture e prontezza operativa delle forze armate.

La lettera di dimissioni descrive una divergenza ormai politica, oltre che contabile. Healey sostiene che il governo non abbia garantito le risorse necessarie per difendere il Paese in una fase di minacce crescenti. La critica riguarda direttamente la traiettoria della spesa e la sua distribuzione nel tempo, giudicata troppo debole nei primi anni e troppo rinviata in avanti.

Il motivo della rottura

Il Defence investment plan avrebbe dovuto tradurre gli impegni strategici in capacità militari concrete. Per Healey, il finanziamento previsto non basta a sostenere questo passaggio. Il ministro uscente aveva chiesto un percorso verso il 3% del Pil per la difesa entro il 2030, in coerenza con il successivo obiettivo Nato più alto. Il quadro ricevuto dal governo porterebbe invece la spesa al 2,68% nel 2030, poco sopra il livello già previsto per l’anno prossimo.