Putin apre ai negoziati ma tenendo conto dei risultati su campo, questione su cui Kiev e Mosca la vedono diversamente, ma ammette anche che la situazione non va come vorrebbe

“Sono pronto a colloqui di pace col nemico, purché si tenga conto dei fatti sul campo”. Vladimir Putin distribuisce onorificenze nel giorno della festa nazionale russa, il giorno che ricorda la dichiarazione di sovranità di Boris Eltsin nel 1990, mentre l’Unione Sovietica si disfaceva. Un’occasione per il presidente di lanciare all’Ucraina e all’Occidente un messaggio, una risposta alle offerte – o alle provocazioni, a seconda dei punti di vista – della lettera pubblica di Volodymyr Zelensky che lo invitava a un faccia a faccia.

Cosa succede sul campo

Una frase, la sua, che resta ambigua, perché i “fatti sul campo” di cui parla Mosca e Kiev li vedono in maniera diversa. Per Mosca significa tenersi il Donbass già conquistato e anche quello che non lo è ancora e forse non lo sarà mai; per Kiev stabilire un cessate il fuoco sulla linea del fronte e da lì cominciare a negoziare.

Su quel fronte, ci tiene a farlo sapere oggi Putin, sono impegnati oltre 700mila soldati russi, una cifra che dà anche la dimensione della resistenza ucraina, indomita dopo più di quattro anni di guerra. Kiev, che sarebbe pronta a chiedere agli alleati altri venti miliardi di dollari per far “bruciare” ancora di più la Russia, colpita ormai quasi quotidianamente in profondità.