PORDENONE - Nell'era delle connessioni restare privi di una linea può essere un buco per gli affari. Da 22 giorni la Boutique Honoria di viale Marconi si trova in gravi difficoltà a causa di un guasto alla rete. «Dal 19 maggio riferisce Paola Posocco siamo isolate, senza linea telefonica, ma soprattutto senza il Pos, nonostante avessimo l'attivazione con Tim business».
I problemi sono arrivati con il calo delle vendite. Le persone entravano, provavano la merce e poi al momento dell'acquisto non avendo contanti se ne andavano. «La situazione è molto grave riferisce Posocco ci sono state persone che non sono uscite per ritirare i contanti dallo sportello bancario, per esempio stranieri che usano solo la carta di credito». Ormai anche le persone più in là con gli anni usano i sistemi elettronici e per paura di scippi, rarissimi hanno ancora i contanti sul portafoglio, perciò, l'assenza della linea al punto vendita Honoria ha creato non pochi fastidi. LO SFOGO «È accaduto in un momento critico per il commercio riferisce la titolare tutti sanno com'è difficile oggi destreggiarsi nelle vendite con la crisi, poi se ci si mette pure l'assenza di internet. E pensare che vogliono introdurre l'intelligenza artificiale, ma se nemmeno quella umana non c'è quando dobbiamo risolvere un problema». L'ODISSEA La difficoltà è stata quella di contattare la Tim, perché prima bisogna seguire la trafila dei call center, ma è anche vero che due volte un tecnico ha fatto un sopralluogo, riferendo secondo il racconto della Posocco che il problema riguardava «la centrale situata dietro al Teatro Verdi». «Sono molto arrabbiata riferisce la storica negoziante dobbiamo sempre in qualche modo fare da soli, ho contattato un giovane conoscente che nel frattempo mi ha fatto acquistare una "saponetta" per poter almeno utilizzare il computer. Anche se il vero problema resta il Pos. Così ho contattato la banca per provvedere cad uno più moderno con la sim. Nel frattempo, ciò che viviamo in negozio in questa lunga attesa è un disagio assoluto».Ventidue giorni di silenzio forzato in viale Marconi sono un'eternità per chi alza la serranda ogni mattina, pagando tasse, affitti e abbonamenti a tariffa business. Il blackout del Pos si trasforma nel colpo di grazia al tessuto commerciale già in affanno, che faticosamente cerca di resistere all'onda d'urto dell'e-commerce selvaggio e all'espansione dei centri commerciali. Le piccole botteghe storiche, invece, sono gli ultimi avamposti di umanità, le uniche sentinelle rimaste a far vivere la città, a garantire sicurezza con le loro luci accese e a offrire quel rapporto umano che nessun algoritmo potrà mai replicare. Così, lasciare un negozio d'abbigliamento senza linea per quasi un mese significa condannarlo a soccombere, costringendo la titolare a scusarsi con i clienti, a vederli sfumare oltre la porta e a subire l'umiliazione di non poter lavorare a causa delle inefficienze altrui. Il progresso, dal canto suo è abilissimo e velocissimo nel pretendere pagamenti elettronici obbligatori e a sanzionare per chi non si adegua o ritarda nei pagamenti, ma si fa più cauto per permettere a quegli stessi Pos di funzionare. In questo scenario desolante, la rabbia si confonde con una profonda tristezza che fa pendant con la solitudine di chi più in là con gli anni fa tanti sforzi per stare al passo con i tempi. Ma i tempi moderni, hanno le loro falle.








