La gabbia ottagonale in acciaio che Donald Trump ha fatto erigere sul prato della Casa Bianca è una perfetta metafora del momento che sta vivendo il presidente degli Stati Uniti. Domani notte è in programma l’insolito spettacolo di un evento di arti marziali miste sul South Lawn: è il regalo che Trump si è fatto per celebrare il suo ottantesimo compleanno e i 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza (per il mondo Maga, le due cose vengono in quest’ordine di importanza). In quello spazio di solito dedicato a cerimonie solenni, è stato costruito un set da sessanta milioni di dollari per dar vita a una serie di combattimenti dell’Ultimate Fighting Championship (Ufc). Centinaia di ospiti faranno il tifo a bordo ring, incitando lottatori che arrivano non solo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Georgia, dalla Francia o dal Brasile, mentre altri ottantacinquemila spettatori urleranno dall’adiacente prato dell’Ellipse. Il tutto generosamente sponsorizzato da società di criptovalute – un settore entusiasta per le scelte dell’Amministrazione Trump in materia finanziaria – e ripreso e trasmesso in streaming dalle telecamere della Paramount di David Ellison, che incidentalmente sta attendendo il via libera del governo federale per l’operazione da 110 miliardi di dollari di acquisto di Warner Bros. Discovery.La scena quasi cinematografica e il suo contorno ricordano più una repubblica ex sovietica che un paese che festeggia due secoli e mezzo di democrazia. Ma l’avvio delle celebrazioni che culmineranno nell’Independence Day del 4 luglio è in perfetto stile Trump e l’ottantesimo compleanno del presidente riporta alla luce quella sua passione per gli sport muscolari che risale agli anni in cui esibiva Mike Tyson sul ring dei suoi casinò ad Atlantic City. La gabbia dei combattimenti è però anche politicamente metaforica. Trump da mesi si è ingabbiato da solo in una crisi, quella della guerra all’Iran, dalla quale sembra aver trovato in questo ore una via d’uscita, ma che gli sta costando in modo drammatico in termini di popolarità. Domani sera il presidente festeggerà in un momento in cui solo il 38 per cento degli americani (record negativo) è convinto che stia facendo un buon lavoro, mentre tutti i sondaggi proiettati verso le elezioni di midterm di novembre indicano il peggio per il suo partito, con la Camera ormai considerata persa dai repubblicani e il Senato fortemente in bilico.Trump si sente anche messo in gabbia dai suoi colleghi di partito, che da Capitol Hill sempre più spesso lo sfidano. Politico, citando fonti interne della Casa Bianca, ha raccontato un presidente “furibondo” per come i suoi stanno tenendo in stallo leggi decisive per fare resistenza, per esempio, contro alcune nomine come quella del fedelissimo Bill Pulte alla guida della comunità d’intelligence (ritirata dopo un lungo braccio di ferro a favore del più accettabile ex capo della Sec Jay Clayton). O contro il tentativo di far passare una legge per dare risarcimenti in denaro ai protagonisti dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. O, ancora, contro i progetti faraonici trumpiani, dalla sala da ballo alla Casa Bianca all’arco di trionfo che il presidente vuole farsi dedicare a due passi dal memoriale a Lincoln.Guardando al futuro prossimo, in quella gabbia poi Trump immagina di veder lottare i suoi possibili successori. Il presidente continua a fare sondaggi privati su chi sia più adeguato a candidarsi nel 2028 tra il vicepresidente J. D. Vance e il segretario di stato Marco Rubio. E qui è quasi inevitabile immaginarselo nei panni di un imperatore romano tentato di dare in pasto all’opinione pubblica una lotta all’ultimo sangue tra gladiatori, magari per distogliere l’attenzione dai problemi del leader. Il ring dell’Ufc sul South Lawn è il piccolo Colosseo di Trump e guardando i combattimenti di domani notte non è escluso che il presidente pensi alla fase politica che si aprirà dopo le elezioni di midterm. Arriverà un momento in cui i due gladiatori, Vance e Rubio, saranno spinti da Trump a combattersi duramente e alla fine toccherà a lui fare il gesto con il pollice in alto o in basso. A meno che non li spinga a eliminarsi politicamente a vicenda, lasciando un vuoto pieno di caos.L’ottantesimo compleanno è il momento in cui diventa urgente per il presidente pensare alla propria legacy politica, a cosa succederà del movimento Maga che ha creato dal 2015 a oggi modellandolo su sé stesso. La logica vorrebbe che Trump si trasformasse in un padre nobile capace di sostenere una nuova generazione. Un po’ come sta facendo a sinistra Bernie Sanders, che a 84 anni sta lanciando con successo molti astri nascenti del Partito democratico. Nelle primarie dei giorni scorsi, Sanders ha vinto un po’ dovunque, per esempio facendo trionfare il candidato Graham Platner in Maine, contro le resistenze dell’establishment moderato dei democratici. Candidati “sanderisti” hanno vinto in Ohio, Montana, Pennsylvania, California, New Jersey, aprendo la strada a un possibile gruppo numeroso in Congresso a novembre riunito intorno e a sostegno del volto più noto del movimento, Alexandria Ocasio-Cortez, che quasi sicuramente correrà alle presidenziali.Trump dovrebbe fare altrettanto per i Maga, ma sono in pochi quelli che se lo immaginano nei panni di un Bernie Sanders o di un Barack Obama, a girare il paese nelle vesti di fondatore saggio del movimento che incoraggia le nuove leve. Niente nella storia di Trump assomiglia a quello che l’America ha già visto in passato. Anche Joe Biden aveva festeggiato gli 80 anni alla Casa Bianca, ma quasi di nascosto e in famiglia. Anche altri due “ragazzi del 1946” diventati presidenti festeggeranno 80 anni nei prossimi mesi: George W. Bush a luglio e Bill Clinton ad agosto. Ma i loro compleanni serviranno a ricordare due epoche politiche nelle quali, tra molte differenze, in realtà gli inquilini della Casa Bianca si assomigliavano tutti. Stavolta invece si festeggia sul South Lawn in mezzo alle urla selvagge dei fan dei combattimenti Ufc: più che una metafora, assomiglia a un presagio di ciò che aspetta l’America negli anni del crepuscolo di Donald Trump.