A PLAST 2026 presentato lo studio di The European House – Ambrosetti e TEHA Group sull’industria della plastica in Italia
Roma, 12 giu. – L’industria della plastica rappresenta una filiera strategica del manifatturiero italiano, essenziale per competitività, occupazione, innovazione tecnologica e autonomia produttiva. È il messaggio emerso dagli Stati Generali della Plastica, ospitati nell’ambito di PLAST 2026, dove è stato presentato lo studio “L’industria della plastica in Italia: strategia e linee d’azione per supportare competitività e circolarità”, realizzato da The European House – Ambrosetti e TEHA Group.
Secondo il report, la filiera italiana della plastica genera 58,4 miliardi di euro di fatturato, secondo valore nell’Unione europea dopo la Germania, 15,3 miliardi di euro di valore aggiunto e 164 mila occupati. Numeri che confermano il peso di un settore trasversale a numerose catene del valore: imballaggi, edilizia, automotive, salute, alimentare, beni durevoli, tecnologie e applicazioni ad alto contenuto tecnico.
In un contesto segnato da costi energetici elevati, pressione competitiva extraeuropea, instabilità delle catene di approvvigionamento e crescente complessità normativa, la filiera richiama la necessità di una politica industriale capace di tenere insieme competitività, sostenibilità e investimenti. La circolarità è parte integrante di questa strategia. Lo studio evidenzia che la complementarità tra riciclo meccanico, chimico e organico può aumentare il recupero dei rifiuti plastici e ridurre la dipendenza da materie prime vergini. In Italia, nello scenario più favorevole, un investimento di circa 2,6 miliardi di euro potrebbe abilitare una filiera del riciclo chimico in grado di trattare il 13,6% dei rifiuti plastici, contribuendo, insieme al riciclo meccanico, a coprire fino al 45% del fabbisogno nazionale di materia prima plastica.












