Per anni la Cina è stata accusata dai partner occidentali di aver sussidiato alcuni settori della propria economia per guadagnare quote di mercato e sbaragliare la concorrenza. Insomma, di aver giocato con regole truccate. Finora il dibattito si è spesso basato su stime indirette. Un recente rapporto dell’OCSE – di cui Pechino non fa parte – fornisce ora evidenze sul supporto ricevuto dalle aziende cinesi in diversi settori chiave.
Per farlo, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha ricostruito vent’anni di sostegno pubblico ricevuto da oltre 500 grandi gruppi industriali attivi nei principali settori manifatturieri mondiali. E ha riscontrato un dato significativo: il 2024 è stato l’anno dalla Grande crisi finanziaria in cui il supporto pubblico ha raggiunto i livelli più alti a livello globale, per il peso nei bilanci aziendali. Una corsa spinta in particolar modo dalla Cina: tra il 2005 e il 2024 le società cinesi hanno beneficiato in media di un sostegno pubblico tra tre e otto volte superiore rispetto ai concorrenti dei Paesi OCSE.
Non si tratta soltanto di contributi diretti. Una parte importante degli aiuti arriva attraverso prestiti concessi a condizioni particolarmente favorevoli dalle grandi banche controllate dallo Stato. Questo è vero in particolar modo per la Repubblica popolare cinese, in cui i prestiti a tasso agevolato sono valsi dieci volte tanto quelli nei Paesi OCSE.







