Seduto a conversare con chi lo incontra, il deputato regionale e co-fondatore di Grande Sicilia smonta pezzo per pezzo il centrodestra siciliano con la tranquillità di chi non ha più nulla da perdere — o forse con quella di chi ha già visto tutto. «La corruzione dilaga», dice Gianfranco Miccichè. «Chi ruba lo fa per interessi personali e familiari. Nei partiti non comanda più nessuno e di conseguenza la politica non esiste più».
È una diagnosi senza anestesia, quella dell'ex coordinatore regionale di Forza Italia, e riguarda un'isola che a suo giudizio sta scivolando verso un «disastro» senza rete di protezione. Il bersaglio principale, almeno nei toni, è il centrodestra al governo della Sicilia: «Fratelli d'Italia non esiste — taglia corto — e c'è il liberi tutti». La premier Meloni, concede, «è brava», ma «attorno a sé ha il deserto dei tartari». Agrigento e Marsala, le ultime tornate amministrative, sarebbero lì a dimostrarlo: «Il flop lo conferma». Ad Agrigento poi ci va giù duro: «Non ha vinto Ismaele La Vardera, lo sappiamo tutti. Per Michele Sodano hanno votato al secondo turno la Lega e anche i Fratelli d'Italia di Giusi Savarino hanno lavorato per La Vardera». Nel centrodestra siciliano, insomma, l'odio prevale sull'interesse comune.











