Da quando si è sfilato dalla possibile corsa per il Campidoglio lo chiamano «don Abodi», manco fosse il don Abbondio manzoniano. Fare il sindaco «è un lavoro meraviglioso, amare la città è la cosa più bella del mondo, poterla migliorare e cambiare è fantastico. Ma non è il mio caso», ha messo in chiaro il ministro dello Sport a Un giorno da pecora. «Non credo sia questa la mia prospettiva». Forse Abodi non ha troppa voglia di correre contro Roberto Gualtieri partendo sfavorito, almeno stando ai sondaggi. Senza contare che le “faccende locali” nella Capitale sono pericolosissime da gestire. Nel centrodestra agitato dal fantasma Vannacci – per Futuro Nazionale potrebbe correre l’ex leghista Antonio Maria Rinaldi, che a gennaio era stato indicato come candidato di bandiera da Matteo Salvini – i nomi che continuano a girare sono quelli dei meloniani Fabio Rampelli e Roberta Angelilli, che comunque non sarebbero in grado, a quanto pare, di scalfire il dominio di Gualtieri, specie da quando Il Messaggero dell’ottavo re di Roma, ossia Francesco Gaetano Caltagirone, tratta con i guanti di velluto il primo cittadino.

Andrea Abodi e Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).

Fitto for president

Mentre in Italia si litiga, pure tra ex alleati (imperdibile l’attacco in Aula a Giorgia Meloni della neo-vannacciana Laura Ravetto) in Europa c’è chi punta ad alti traguardi. Nel silenzio, come spesso accade tra Bruxelles e Strasburgo, un italiano sta seminando e pare molto proficuamente per il suo futuro. Stiamo parlando di Raffaele Fitto, meloniano con Dna democristianissimo, che da vicepresidente della Commissione Ue continua a coltivare relazioni a tutto campo e senza dare nell’occhio. Fitto riceve e ascolta tutti, non alza mai la voce, offre la massima disponibilità su ogni argomento. Una linea così efficace che secondo alcuni europarlamentari, anche nordeuropei, sarebbe «un ottimo presidente per voi italiani». Insomma, Fitto potrebbe essere un avversario davvero temibile per chi spera di diventare presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella. Solo fantapolitica?