Dopo il suicidio di Lamin Sonko nel carcere di San Vittore a Milano, un volontario ha raccontato a Fanpage.it cosa accade nelle “celle della disperazione”, il reparto per detenuti a rischio suicidario.
(immagine di repertorio)
Si chiamava Lamin Sonko, 30 anni, il detenuto che si è tolto la vita nel carcere di San Vittore a Milano. A darne notizia è la Fondazione Casa della Carità che a Fanpage.it ha riferito che il 30enne si trovava nel reparto dedicato ai detenuti a rischio suicidario, nelle cosiddette "celle lisce", ma anche, secondo i volontari che ci sono entrati, "le celle della disperazione".
Partendo da quest'ultimo caso di suicidio – il 28esimo dall'inizio dell'anno secondo il Dossier di Ristretti Orizzonti – uno di loro ha raccontato a Fanpage.it come è strutturata questa sezione e le condizioni che vivono i detenuti reclusi al suo interno. Le "celle della disperazione" di San Vittore L'ultima volta che l'educatore lo aveva visto, Sonko non era uscito all'aria. "Non lo avevano fatto uscire", ha spiegato l'uomo a Fanpage.it che da mesi entra nel reparto più nascosto e sconosciuto del carcere di San Vittore. È lì, nelle cosiddette "celle della disperazione", che il 30enne – arrestato lo scorso 19 maggio perché si aggirava in Stazione Centrale con un machete – si è impiccato, togliendosi la vita. Non in una sezione ordinaria. Non in un reparto comune. Ma in quello destinato ai detenuti considerati più fragili, più vulnerabili, più esposti al rischio di autolesionismo e suicidio.






