Google sta introducendo una nuova impostazione per la gestione dei dati prodotti attraverso alcuni dei suoi servizi di ricerca più recenti, in particolare Google Lens, le ricerche vocali, Search Live e alcune funzioni di Google Translate. La novità riguarda la “Cronologia dei servizi di ricerca”, una voce separata dalla tradizionale “Attività web e app” che consentirà all’azienda di conservare e utilizzare interazioni basate su immagini, audio, video e file per fornire, sviluppare e migliorare i propri servizi, in primis i modelli di intelligenza artificiale. Il cambiamento riflette l’evoluzione della ricerca online, che non passa più soltanto da parole digitate in una casella, ma sempre più spesso da una foto scattata con il telefono, una domanda pronunciata a voce, un testo inquadrato con la fotocamera o una traduzione in tempo reale. Google Lens è l’esempio più evidente: permette di identificare oggetti, copiare testi, tradurre cartelli, cercare prodotti simili o ottenere informazioni su ciò che appare in un’immagine. Allo stesso modo, la ricerca vocale e strumenti come Search Live rendono il rapporto con Google più conversazionale e continuo.
Il contesto Proprio per questo i dati coinvolti sono più ricchi e potenzialmente più delicati rispetto a una normale ricerca testuale. Una foto può contenere oggetti personali, documenti, luoghi privati o informazioni visibili sullo sfondo. Una registrazione vocale può includere accenti, rumori ambientali, nomi, luoghi o altre voci. Il testo digitato nella casella di ricerca è statico, mentre un’immagine o un file audio possono contenere elementi utili per comprendere meglio il contesto della richiesta e fornire così una risposta più accurata e più utile: l’intelligenza artificiale ha bisogno di dati sempre più vari, non solo di testi e pagine web. La “Cronologia dei servizi di ricerca”, in inglese “Search Services History”, dovrebbe quindi raccogliere una parte delle attività generate con Lens, Search Live, la ricerca vocale e Translate. Secondo quanto riportato, questi dati potranno essere usati per migliorare i servizi Google e i modelli di IA. Se l’utente ha attive anche altre impostazioni di personalizzazione, potranno inoltre contribuire a suggerimenti, raccomandazioni e annunci più pertinenti. Google non acquisisce automaticamente tutte le foto o tutti gli audio presenti sullo smartphone. La questione riguarda le interazioni effettuate usando i servizi di ricerca: quando si inquadra qualcosa con Lens, quando si parla alla ricerca vocale, quando si usa Translate o quando si ricorre a strumenti collegati. Se la relativa impostazione è attiva, quelle attività possono essere salvate nell’account e usate anche per migliorare i sistemi dell’azienda.






