“Coesione è competizione” di Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne in collaborazione con AICCON e Ipsos Doxa, è stato presentato oggi al seminario di Fondazione Symbola da Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Gian Maria Gros-Pietro, presidente Intesa Sanpaolo, Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere. Al termine dell'evento è stato consegnato il riconoscimento omonimo alle imprese presenti nel rapporto, esempi virtuosi di come la coesione generi competitività, innovazione e valore per il Paese.
Il rapporto analizza e racconta i fattori più significativi della competitività del nostro Paese, con particolare attenzione verso gli aspetti che non vengono colti dagli indicatori economici più diffusi, sottolineando l'importanza della collaborazione per le imprese. La coesione migliora il legame e il radicamento nelle comunità e nei territori, accresce il senso di appartenenza e soddisfazione di vita dei dipendenti, il coinvolgimento e il dialogo con i clienti.
Nel corso dell'ultimo quinquennio le imprese coesive sono aumentate, passando dal 37,4% del 2020 al 43,5% del 2025, così come è cresciuto anche il numero medio di relazioni che le stesse hanno instaurato con i diversi attori delle filiere, dei mercati e dei territori (da 1,7 del 2020 a 2,9 del 2025). I lavoratori restano il principale interlocutore, ma il loro peso si ridimensiona rispetto al 2020, quando la fase pandemica aveva concentrato l'attenzione soprattutto sulla tenuta interna delle organizzazioni. Rispetto al quinquennio precedente cresce soprattutto la collaborazione con banche (+23 punti percentuali) ed enti non profit (+13 punti percentuali), scuole e università, altre imprese e associazioni di categoria (+10 p.p.), clienti (+7 p.p.) e istituzioni (+6 p.p.). È il segno di una coesione più matura e non più legata soltanto alla gestione dell'emergenza, ma orientata a costruire reti stabili per innovare e competere. Tra il 2020 e il 2025 le imprese coesive crescono in maniera trasversale a tutte le classi dimensionali. L'incremento più marcato interessa le piccole imprese, che passano dal 41% al 50%. Anche le microimprese mostrano un rafforzamento della dimensione coesiva, con un aumento di quasi tre punti percentuali (dal 29% al 31%), mentre le medio-grandi imprese consolidano livelli già elevati di relazionalità, raggiungendo il 70%. Le imprese coesive mostrano una propensione agli investimenti green nettamente superiore rispetto alle imprese non coesive, sia nel triennio 2023-2025 sia nelle previsioni per il periodo 2026-2028. Nel primo caso, la quota di imprese coesive che investe in sostenibilità ambientale raggiunge il 68%, contro il 41% delle non coesive; nel secondo, il differenziale aumenta, con quote che si attestano rispettivamente al 65% e al 38%. Anche sul fronte della trasformazione digitale emerge un significativo vantaggio competitivo delle imprese coesive. Nel triennio 2023-2025 oltre tre quarti delle imprese a maggiore relazionalità hanno adottato tecnologie digitali 4.0, contro il 49% delle non coesive. Un divario che si mantiene elevato anche nelle previsioni per il triennio successivo.













