Tre anni fa l'addio
Tiziana Maiolo
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Nostalgia canaglia per Silvio Berlusconi. Sono trascorsi tre anni. Se quel giorno non si poteva che piangere, quel 14 giugno dei funerali in piazza Duomo, quando lui non c’era più da quarantott’ore, oggi è il momento della nostalgia. Lui c’è, e non è necessario essere toga rossa per ricordarlo, anche se a Firenze non ci sono più i “due Luca”, perché Tescaroli è a Prato e Turco in pensione, ma una gip dice per la sesta volta che Silvio non era uomo di bombe e stragi e mafia. E intanto tra l’Italia e l’Uruguay si suonano note che evocano, insieme al nome di Nicole Minetti, il ricordo di un’altra ragazza detta “rubacuori” e di serate e cene, e altri processi e altre assoluzioni.
Quel giorno, dentro al Duomo, era stato l’arcivescovo Mario Delpini a porgergli il massimo riconoscimento, ricordando, prima che l’imprenditore e il politico, l’uomo, con il suo “desiderio di vita, di amore, di gioia”. E il rito, più che la solennità dovuta a un capo di governo, celebrò la nostalgia, quella che ancora oggi costringe fratelli e amici, e nemici giurati a non dimenticare. Perché è impossibile ignorare la vita di un uomo che non riesce a morire.











