Yoon Suk Yeol e il suo ex ministro della Difesa Kim Yong Hyun sono stati riconosciuti colpevoli di aver tentato di provocare la Corea del Nord, sperando in una reazione per poter proclamare la legge marziale in patria. Lo scorso febbraio, l'ex presidente era già stato condannato all'ergastolo per insurrezione

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Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha condannato a 30 anni di carcere l’ex presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol e il suo ex ministro della Difesa Kim Yong Hyun. I due sono stati riconosciuti colpevoli di aver ordinato l’invio di droni sulla capitale nordcoreana Pyongyang, nel tentativo di provocare una reazione da parte del Paese nemico, potendo quindi proclamare la legge marziale in patria.

I droni lanciavano volantini per imbarazzare il leader Kim Jong Un

In un comunicato, il tribunale ha specificato che l’operazione di cui sono stati riconosciuti colpevoli Yoon e Kim ha comportato "l’utilizzo di risorse militari della Corea del Sud per scopi privati non collegati alla sicurezza nazionale o alla difesa del territorio". "Di conseguenza - si legge nella nota - le nostre capacità e risorse militari sono state esposte alla Corea del Nord, rendendo più difficili le future operazioni e contribuendo al rafforzamento dello stato di preparazione militare nordcoreano". I fatti risalgono all'ottobre 2024, quando la Corea del Nord accusò Seul di aver inviato droni su Pyongyang lanciando volantini di propaganda volti a mettere in imbarazzo il leader Kim Jong Un. L'accaduto fece aumentare le tensioni tra i due Paesi, ma non bastò per giustificare un'eventuale applicazione della legge marziale in Corea del Sud.