Concediamo alla Francia il merito della perseveranza: il 12 giugno i rappresentanti della società civile israeliana e di quella palestinese si ritrovano a Parigi, a un anno di distanza da quando un’iniziativa simile aveva prodotto l’Appello di Parigi per la soluzione dei due stati, successivamente adottato dall’Assemblea generale della Nazioni Unite. Nel frattempo la Francia e molti altri paesi del mondo hanno riconosciuto lo stato palestinese, in un un processo che sembra andare avanti.
Il problema, però, è che l’obiettivo dei due stati non è mai sembrato così lontano, e oggi appare di fatto impossibile in una regione ancora dilaniata dalla guerra su diversi fronti. I sostenitori della pace israeliani e palestinesi presenti a Parigi rappresentano voci innegabilmente coraggiose, ma anche molto minoritarie all’interno delle rispettive società.
In questo momento nemmeno la Francia ha molte possibilità di farsi sentire, ritenuta ostile da Israele e tenuta a distanza dagli Stati Uniti. Il divieto di entrare nel territorio francese imposto al ministro israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich, incaricato di favorire la colonizzazione in Cisgiordania, ha scatenato la collera del governo israeliano. L’11 giugno la giornalista francese Alice Froussard è stata espulsa da Israele, in quella che somiglia molto a una ritorsione.








