HomeViareggioCronacaCondannata a 18 anni. Cinzia Dal Pino impietrita alla lettura del verdettoIn piedi accanto ai suoi legali, accusa il colpo come un pugno allo stomaco "Sicuramente sperava in un esito diverso". Riconosciute le attenuanti.In piedi accanto ai suoi legali, accusa il colpo come un pugno allo stomaco "Sicuramente sperava in un esito diverso". Riconosciute le attenuanti.Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciUn’ora e mezzo a logorarsi in attesa della sentenza. Un’ora e mezzo ad attendere che la campanella suonasse e la Corte emettesse il verdetto. Ma non è stato quello che aspettava e sperava. Cinzia Dal Pino è rimasta come impietrita di fronte alle parole pronunciate dalla presidente della Corte d’Assise, Nidia Genovese. Un colpo allo stomaco. E’ rimasta in piedi accanto ai suoi avvocati, avvertendo, forse, il peso della responsabilità delle sue azioni. Un peso che grava sulla propria coscienza. Quello di aver tolto la vita a un uomo pur di recuperare e tornare in possesso di ciò che quell’uomo le aveva tolto con la violenza. Una borsa. Con dentro i soldi e i documenti.
Una borsa che è costata la vita a Noureddine Mezgui, marocchino di 52 anni senza fissa dimora e una sfilza di precedenti penali lunghissima; una borsa che adesso vale 18 anni senza più la libertà per Cinzia Dal Pino. Diciotto anni che, al momento non sta scontando in carcere, ma ai domiciliari. "Penso – ha detto l’avvocato difensore Enrico Marzaduri – che avesse la speranza di una soluzione meno pesante, ma a ben vedere poteva andare anche peggio". Visto infatti che il pubblico ministero Sara Polino aveva chiesto l’ergastolo nell’udienza precedente al termine della sua requisitoria. A chi gli domanda se la donna provasse rimorso, Marzaduri rimanda a quanto già emerso nel corso della vicenda. "Si è espressa in sede di esame dibattimentale, ha già chiarito i suoi sentimenti – ha detto l’avvocato difensore, e comunque - ha ricordato - prima di essere arrestata era andata a pregare in chiesa". Riguardo alla detenzione domiciliare per scontare la pena - anziché il carcere -, Marzaduri si è limitato a dire che si tratta di "una decisione tecnica autonoma, che non è coinvolta dalla decisione odierna" mentre il percorso di giustizia riparativa proposto dalla difesa "è stato avviato e ci sarà una prima occasione di incontro presto". Un incontro già fissato con le parti civili il prossimo 22 giugno a Firenze. "La nostra assistita – ha proseguito Marzaduri – ha intrapreso un percorso che, penso e spero, sarà tenuto nella giusta considerazione dai giudici della Corte d’Appello".












