Il cantautore Irama ha debuttato ieri nello stadio milanese. "Appena me l'hanno proposto ho detto di no"
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Irama, finalmente San Siro."E dire che, quando me l'hanno proposto la prima volta, ho risposto no: Aspettiamo".Quanto ha aspettato?"Un paio di mesi. Poi ho accettato".Ieri sera ha anche accettato di essere il primo artista sul cosiddetto "San Siro Skywalk", un balconcino panoramico in cima allo stadio."Sì praticamente sul tetto dello stadio c'è questa sorta di balconcino trasparente. Un bel guaio per me".E perché?"Soffro di vertigini".E in effetti i dieci anni di carriera di Irama fanno provare un po' di vertigini e non tanto per la cascata di dischi d'oro e diamante che ha raccolto con i suoi brani. A colpire di Filippo Maria Fanti detto Irama (dall'anagramma di Maria), nato a Carrara nel 1995, è la talentuosa indipendenza che ha conservato sin dal suo esordio non proprio fortunato al Sanremo Giovani del 2016. Poi ha vinto Amici di Maria De Filippi nel 2018, iniziando a diventare quello che si vede e si ascolta oggi, ossia un oggetto volante difficilmente identificabile tanto è imprevedibile. È stato il primo cantante dopo Claudio Villa a partecipare a un Festival di Sanremo senza cantare perché in isolamento causa Covid (il brano era La genesi del tuo colore, anno 2020, quinto nella classifica finale) ed è anche uno dei pochi ad aver mantenuto, nonostante il successo, quella forma di ribellione tipica di chi non è ancora raggiunto il proprio obiettivo. Un po' si capisce anche dalla sua voce, che è persino rabbiosa quando si inerpica sulle strade del dolore, e comunque porta le stimmate di un'anima in bilico, effervescente, incapace di riposo. Volendo, ricorda Riccardo Cocciante (con cui ha duettato nel Sanremo 2024), se non altro per il furioso allargarsi dell'interpretazione e per la candida spontaneità dei gesti. Ora che, giocoforza, è entrato nel parterre di chi fa i grandi numeri, gli tocca trovarsi un'altra sfida. Eccole qui: un tour nei palasport a dicembre e l'ingresso tra i quattro giudici del prossimo X Factor.In giuria sarà il poliziotto buono o quello cattivo?"Sarò il poliziotto onesto".In che senso?"Ho esperienza del mondo talent, so di che cosa si parla. Cercherò di rispettare i concorrenti. Quando dici un no, spesso lo fai non tanto per la canzone ma perché chi la canta è ancora troppo acerbo".X Factor ha due prospettive. Una è la ricerca di nuovi talenti. L'altra sono gli equilibri tra i componenti della giuria."In questo dualismo, io punto a farmi conoscere in un'altra veste, voglio essere e apparire me stesso. Finora sono sempre stato dietro la mia musica, cerco di fare un passo avanti".In giuria troverà Francesco Gabbani, Paola Iezzi e Jake la Furia."Gabbani lo conosco bene, dal nostro Sanremo Giovani insieme. E con gli altri giudici si stanno creando buoni rapporti. A X Factor c'è questa sorta di famiglia nella quale mi trovo bene. E poi con la presentatrice Giorgia c'è amicizia vera".Non a caso ha voluto anche lei sul palco di San Siro."Sì, per cantare Buio. Con Annalisa abbiamo scelto Tu no, con Arisa Senz'anima e con Rkomi Luna piena".Niente ospiti internazionali?"A dire il vero, ci ho pensato, ma poi mi sono detto: siamo italiani e dobbiamo essere orgogliosi di esserlo".Il suo nuovo singolo Cabana ha una lunga (e bellissima) intro che "sa" di flamenco."E in futuro mi piacerebbe fare un disco tutto di flamenco".I ritmi latini sono stati l'anima di tanti tormentoni."Ho la sensazione che l'epoca di quei tormentoni sia finita, anche se ha segnato la musica italiana. Magari tra qualche anno ci accorgeremo di quanto siamo stati innovatori, ad esempio abbiamo suonato il reggaeton a 130bpm, non succede mai. Come fece Loredana Bertè con il reggae, sono influenze che arrivano in Italia e trovano una forma inedita".Ai tempi di Loredana Bertè, in classifica c'erano più stranieri che italiani."La mia generazione ha decisamente invertito la tendenza".











