Di: Gion-Duri Vincenz (SRF), articolo originale - sf, adattamento in italianoUna tiepida sera di fine primavera a Berna, il consigliere federale Martin Pfister si affaccia dal balcone del suo ufficio nell’ala est di Palazzo federale. Dove molti si godrebbero il panorama, il ministro della Difesa scruta possibili minacce. “È una cosa che ho imparato nell’esercito” spiega l’ex colonnello. “Continuo a chiedermi dove potrebbero essere i punti critici, dove potrebbe succedere qualcosa”.
E se il balcone dell’ufficio di Pfister diventasse bersaglio di un attacco con droni? “Non saremmo protetti” ammette il consigliere federale. “Ora l’esercito non è in servizio, e comunque al momento non avremmo i mezzi necessari”.Martin Pfister sotto pressioneLa SRF ha seguito per una settimana Martin Pfister. Il ministro della Difesa si trova davanti a una sfida tutt’altro che semplice: il Consiglio federale vuole rafforzare l’esercito e sostituire sistemi ormai obsoleti, ma l’idea di finanziamento proposta incontra forti resistenze.Il reportage completo (Rundschau, SRF, 10.06.2026)E anche se il piano dovesse andare in porto, entro il 2028, indicato dai servizi segreti europei come possibile data di un attacco russo contro un altro Paese europeo, l’esercito svizzero non sarebbe comunque completamente pronto. “Nell’ambito della difesa contro i droni o della contraerea a corto raggio possiamo farcela. Sulle grandi distanze, invece, è impossibile: bisogna ammetterlo” afferma Pfister.La Svizzera sarebbe pronta per il 2028?Costretto a diventare caporaleMartin Pfister, a un dibattito pubblico al Bierhübeli di Berna, fa una confessione sorprendente: la sua carriera da ufficiale, racconta parlando con i giornalisti del quotidiano Der Bund, è iniziata contro la sua volontà. “Non sono diventato caporale per scelta: il mio ufficiale istruttore ha firmato al posto mio”. A volte, aggiunge, bisogna essere spinti verso la propria fortuna, scatenando le risate del pubblico.La confessione di PfisterMa il consigliere federale non è presente per fare intrattenimento. Il messaggio principale è chiaro: più fondi per l’esercito. “In questo momento non disponiamo dei principali mezzi di difesa contro la minaccia più probabile”. Parole che in sala vengono accolte da un applauso.Un recente sondaggio mostra però un’altra realtà: due terzi della popolazione svizzera non vogliono aumentare la spesa militare. “Proprio per questo è particolarmente importante confrontarmi in discussioni pubbliche come questa” spiega Pfister.“Non esagero”Il Consiglio federale vuole destinare più risorse alla sicurezza e alla difesa e propone, a tal fine, un aumento temporaneo dell’IVA di 0,8 punti percentuali. Una misura che incontra forti resistenze sul piano politico.Spiegare la neutralitàSono le 7.30 all’aeroporto di Berna-Belp. Il consigliere federale vola a Berlino per incontrare il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius e le omologhe di Austria e Lussemburgo. Pistorius dispone di un budget militare di circa 100 miliardi di euro, una cifra che Pfister può solo sognare.Anche in questa occasione, Pfister è chiamato a spiegare la posizione della Svizzera come Paese neutrale, che spesso genera tensioni con gli Stati vicini.“È importante che la Germania capisca la nostra neutralità”“Siamo vulnerabili, perché siamo neutrali e abbiamo infrastrutture critiche. Per questo anche Germania, Austria e Lussemburgo hanno interesse che facciamo i nostri compiti a casa”.Al ministero della Difesa a Berlino, Pfister vuole mostrarci qualcosa: nell’atrio è esposta un’immagine della città devastata dai bombardamenti dopo la guerra. In Svizzera, osserva, manca un ricordo così concreto del conflitto. Ed è probabilmente anche per questo che in altri Paesi c’è una maggiore disponibilità a investire cifre ben più consistenti nella difesa.Il ricordo della guerra









