Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl consumatore italiano è tra i più sensibili ai prezzi in Europa e sarà proprio lui la principale incognita del 2026 per la grande distribuzione organizzata (gdo). In caso di nuova infiammata inflattiva «potrà reagire in modo drastico riducendo sensibilmente la sua spesa alimentare, visto che pesano già sulle sue spalle più di 20 punti percentuali di rincaro dei prezzi, accumulati negli ultimi anni», spiega a ItaliaOggi Marco Limonta, Cpg (Consumer packaged goods) senior director, client sales&insight di Circana, anticipando gli scenari della gdo per quest’anno. Quali sono? Eccoli: a fronte di volumi su dell’1,8% a fine 2025 e di un più contenuto +0,6% da inizio 2026 fino allo scorso aprile, nel migliore dei casi l’andamento dei volumi continuerà sulla soglia del +0,5% (con vendite a valore a +2%, nel caso le insegne decidano di affrontare la crisi del potere d’acquisto familiare salvaguardandone i volumi di acquisto). Altrimenti si oscillerà tra un -0,6% (con vendite a valore a +1,2%, se le insegne tuteleranno i propri margini) e un -1,4% nello scenario peggiore con vendite a valore a +2,5% solo per effetto di un’inflazione al rialzo di un 5% medio (il che vorrebbe dire che la seconda parte dell’anno segnerebbe rincari a doppia cifra, partendo da +2,2% di rialzo per il carrello della spesa targato Istat).