Sorride dai murales, campeggia sui vagoni della metropolitana e accoglie i tifosi in arrivo per il Mondiale di calcio 2026. L’axolotl, anfibio simbolo della cultura messicana e della biodiversità di Xochimilco, è diventato il volto non ufficiale della manifestazione. Ma mentre la sua immagine invade la capitale, gli scienziati lanciano l’allarme: in natura potrebbe essere ormai a un passo dalla scomparsa.

Una mascotte ovunque nella capitale del calcio

Da molti giorni prima della partita inaugurale dei Mondiali di calcio 2026 allo storico Stadio Azteca, una figura domina il paesaggio urbano di Città del Messico: l’axolotl, la salamandra endemica dei laghi dell’antica Tenochtitlán.

Raffigurato in murales dai colori sgargianti, su vagoni della metropolitana e in sculture che lo mostrano mentre palleggia con un pallone da calcio, l’animale è diventato il simbolo non ufficiale della città durante l’evento sportivo più seguito al mondo. La sindaca Clara Brugada lo ha scelto come emblema dell’identità culturale e naturale della capitale.

Il nome deriva dalla lingua nahuatl e significa “mostro d’acqua”. Da secoli l’axolotl vive nei canali e nelle chinampas di Xochimilco, le caratteristiche isole agricole galleggianti che sopravvivono come ultimi resti dell’immenso sistema lacustre sul quale sorse la capitale azteca.