«Oggi la manifestazione più alta della giustizia porta per me anche una grande sconfitta, quella dell'amore, dell'esistenza, del rispetto». Così Solange Marchignoli, nota avvocata milanese, che ha rappresentato diversi vip e svolto la difesa in molti casi di rilevanza mediatica, ha spiegato in poche parole il senso della condanna a 4 anni di reclusione per il suo ex compagno, il facoltoso imprenditore iraniano Alireza Roodsari, in carcere per averla pestata e vessata per quasi tre anni e che fino all'ultimo, anche prima del verdetto, ha continuato a negare.

La quinta sezione penale di Milano (presidente del collegio Gianluca Tenchio) ha riconosciuto entrambe le imputazioni di maltrattamenti e lesioni aggravate contestate dalla pm Alessia Menegazzo, nelle indagini dei carabinieri, e ha condannato l'imputato, agli arresti domiciliari nel settembre 2025 e poi da novembre in carcere, a una pena anche più alta rispetto alla richiesta, che era di 3 anni e 6 mesi. Dovrà anche versare una provvisionale di risarcimento da 20mila euro a Marchignoli, parte civile rappresentata, tra gli altri, dal legale Luca D'Auria, e di 2500 euro per le figlie.

Nella sua requisitoria, nell'udienza del 19 maggio, la pm aveva ripercorso - attraverso le dichiarazioni di Marchignoli rese anche in un incidente probatorio, una serie di testimonianze e altri riscontri - «quell'allarmante escalation di aggressioni verbali e fisiche, vessazioni, minacce e costrizioni psicologiche a partite dall'estate 2022», quando i due avevano iniziato una relazione, dopo che si erano conosciuti perché l'avvocata l'aveva difeso in un procedimento. E fino all'ultimo episodio dell'estate scorsa a Dubai, quando l'uomo arrivò persino a fratturale la mascella, dopo averla presa a morsi. E picchiandola spesso pure «alterato da alcol e cocaina». Una vicenda caratterizzata, aveva spiegato ancora la pm, da «numerose querele della vittima, ma anche da numerose remissioni di querele da parte di lei, depositate subito dopo, ridimensionando i fatti». Ovvero «una prova del suo stato di vulnerabilità e del fatto che non avesse alcun intento calunnioso».