Il calcio fa girare l'economia. E i Mondiali del 2026, che si aprono oggi stesso con la prima partita in programma, potrebbero farlo girare più di qualunque edizione precedente. Secondo un'analisi ex-ante commissionata dalla FIFA e dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e sviluppata da OpenEconomics nell'ambito del programma GoalEconomy, la Copa del Mundo itinerante tra Stati Uniti, Canada e Messico produrrà un output economico globale di 80,1 miliardi di dollari, con un contributo al PIL mondiale stimato in 40,9 miliardi. Per la prima volta nella storia, il torneo vedrà la partecipazione di 48 nazionali, per un totale di 104 partite distribuite in 16 stadi e 16 città: undici negli Stati Uniti (Atlanta, Boston, Dallas, Houston, Kansas City, Los Angeles, Miami, New York/New Jersey, Philadelphia, Seattle e San Francisco), tre in Messico (Città del Messico, Guadalajara e Monterrey) e due in Canada (Toronto e Vancouver). La finale si disputerà il 19 luglio al MetLife Stadium di New York/New Jersey. Alle 104 partite assisteranno circa 6,5 milioni di spettatori negli stadi, mentre a livello globale si prevedono 5 miliardi di fruitori attraverso le trasmissioni televisive e digitali. Il punto di partenza dell'analisi è una spesa complessiva legata all'evento di 13,9 miliardi di dollari, divisa tra costi organizzativi FIFA (circa 6,5 miliardi) e spesa turistica attesa (7,5 miliardi). Quest'ultima è calcolata ipotizzando che il 40% dei presenti agli stadi sia costituito da turisti stranieri, con un soggiorno medio di 12 giorni e una spesa giornaliera pro-capite di 416 dollari.Questo "shock economico" si propaga poi attraverso effetti diretti, indiretti e indotti: non solo nei settori immediatamente coinvolti (trasporti, ospitalità, intrattenimento), ma lungo tutta la catena del valore globale, dall'agricoltura alle telecomunicazioni, dal commercio all'ingrosso ai servizi immobiliari. Il risultato finale è quel moltiplicatore che trasforma 13,9 miliardi di spesa iniziale in 80,1 miliardi di output complessivo.Gli Stati Uniti, come paese ospitante principale, raccoglieranno la fetta più consistente: 30,5 miliardi di output economico, 17,2 miliardi di contributo al PIL e 185mila posti di lavoro a tempo pieno. A livello globale, il torneo creerà l'equivalente di 824mila posti di lavoro full-time e genererà 9,4 miliardi di entrate fiscali per i governi coinvolti, di cui 3,4 miliardi solo negli USA. Accanto ai numeri strettamente economici, lo studio adotta anche la metodologia SROI (Social Return on Investment), che monetizza benefici normalmente difficili da quantificare: il valore dell'intrattenimento, lo sviluppo sportivo nelle comunità locali, la riduzione dei costi sanitari legata alla pratica sportiva, e l'impatto turistico di lungo periodo.Il risultato è un beneficio sociale complessivo stimato in 8,28 miliardi di dollari a livello globale, con un rapporto SROI di 3,64: ogni dollaro investito dalla FIFA genera 3,64 dollari di valore per la società. Per gli Stati Uniti il dato è ancora più favorevole, con un SROI di 4,03 e benefici sociali pari a 6,88 miliardi, trainati soprattutto dal turismo (4,11 miliardi) e dallo sviluppo sportivo (2,37 miliardi). Lo studio evidenzia anche come i Mondiali funzionino da catalizzatore per il commercio internazionale su due livelli distinti. In una prima fase, la vendita di diritti televisivi e di sponsorizzazione distribuisce risorse a operatori di tutto il mondo. In una seconda fase, FIFA e i comitati organizzatori locali reinvestono quelle risorse acquistando beni e servizi da fornitori globali, attivando così ulteriori scambi commerciali tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. L'analisi per Canada e Messico è ancora in corso: i dati definitivi per i due paesi co-ospitanti saranno resi disponibili in una fase successiva.