L’artista franco-iraniana, morta a 56 anni, non ha mai smesso di lottare contro le visioni semplicistiche che rinchiudono in identità predefinite i popoli, le donne e gli esiliati

“Marjane Satrapi è morta di tristezza poco più di un anno dopo il decesso di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita”, hanno dichiarato le persone a lei vicine in un comunicato trasmesso il 4 giugno 2026 all’agenzia France-Presse. La sua morte, a 56 anni, chiude il percorso eccezionale di un’artista che ha trascorso la vita a combattere le caricature, le semplificazioni e la narrazione dominante.“

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Si dirà che era l’autrice di Persepolis (Rizzoli Lizard 2002). Si ricorderà che è stata la prima disegnatrice iraniana a conquistare un pubblico mondiale. Si evocheranno i milioni di copie vendute, le traduzioni in molte lingue – tra cui l’arabo nel 2006 a Beirut –, il premio della giuria al festival di Cannes per l’adattamento cinematografico nel 2007, i riconoscimenti internazionali (Pollo alle prugne, pubblicato nel 2005, ha ottenuto il premio per il miglior albo al festival del fumetto di Angoulême), le mostre, i film e le prese di posizione politiche. Tutto vero. Ma questo non dice l’essenziale. Perché Marjane Satrapi non ha mai raccontato solo l’Iran. Ha raccontato cosa succede quando un paese è progressivamente sostituito dalla sua immagine.